IRAP : Imposta Regionale sulla Attività Produttive.
Ovvero se tu produci e fai del bene al paese , io ti punisco !
L’ultima di Berlusconi e degli italiani.
Progressiva riduzione dell’IRAP fino alla eliminazione.
Sono geneticamente poco propenso a fidarmi di chi ha promesso per ben due volte (1994 e 2001) di ridurre le tasse alle imprese, senza mai mantenere la parola data.
Vedremo.
Intanto di presa in giro. Prima ti spremo e poi ti butto.
Le tasse andavo ridotte prima di chiuderle le aziende, non dopo.
Ieri e oggi Zaia e Muraro inaugurano il proprio “Mausoleo”. 80 milioni di euro di soldi pubblici per dare una nuova sede ad un esercito di mangiasoldi che se fosse privatizzato spenderebbe un decimo.
Un bravo politico dovrebbe essere ricordato per la riduzione della spesa pubblica e non per questa devastante moltiplicazione.
Facendo quattro conti quaranta persone e 8 milioni, bastano per gestire la stessa macchina con efficienza.
Cavar via l’IRAP xè on contentin da poareti. Gavaria caro de vedar coalche esenpio numerego.Cato calkeduni sol blog che xè bon de far on contesin de prova ?
Piccola impresa , fatturato 1 milione, utile lordo 10% = 100.000 euro.
Tassa Ires 33% = 33.000 euro
Irap 3,8% di 1000.000=38.000 euro
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Totale tasse e imposte 71.000 euro
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utile d’impresa 100.000-71.000 = 29.000 euro
ora l’imprenditore distribuisce l’utile e subisce
una ulteriore tassazione secca sul dividendo del 12,5%
pari ad altre tasse per 3625 euro.
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Totale tasse euro 74625 euro ( 74,625% del utile lordo)
In tasca all’imprenditore restano euro 25.375
Una miseria, conviene fare l’operaio.
Mi torna con le affermazioni di Giuseppe Morandini, Presidente di Piccola Industria in Confindustria, pubblicate sul corriere economia del 24-10-09 che parlava di tassazione al 73% .
Ora togliamoi l’IRAP e rifacciamo i conti :
Ires 33.000 euro
Ritenuta ulteriore del 12,5% sui residui 67000=8375 euro
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Totale tasse 41375 euro ( 41,375 sul utile)
La situazione migliora leggermente MA E’ ANCORA MOLTO DISTANTE DAI PAESI CONFINANTI : AUSTRIA E SLOVENIA.
Facile poi che ad una riduzione dell’IRAP corrisponda un ripristino della situazione ante 1997 , con una piu’ elevata aliquota IRPEG ( ora IRES).
Inutile perdere ancora tempo con questa gente. Gira e rigira sono i soliti discorsi.
Mettici anche il ritardo dei pagamenti dello Stato Italia, che ci deve 80 miliardi di euro, voglio dire , siamo a livelli di emergenza sociale, ho visto amici imprenditori piangere !
Credimi, oramai la nostra economia e le nostre aziende sono alla frutta , non possiamo piu’ permetterci di chiedere ad altri il permesso di essere liberi.
Ho letto che Claudio Cunial Presidente ANCE (Associazione naz. costruttori edili) e vicepresidente Unindustria Treviso , all’ultimo convegno ieri promosso dal gruppo grigolin si è sfgogato ed ha giustamente affermato che i comuni sono responsabili e non stanno facendo la loro parte.
La legge regionale è ok , ma sembra che questi ultimi stiano rimandando le delibere che autorizzano gli ampliamenti.
Sulla spalle dei Veneti si fanno lotte di potere tra partiti !
E neppure la Provincia ( di TV) ha sufficientemente favorito l’attuazione del piano.
Contro-ordine , non ci sarà la promessa (da Berlusconi) eliminazione dell’IRAP perchè qualcuno dice che non ci sono i soldi.
Tremonti ha messo il veto contraddicendo il suo capo !
Sta imposta vale 40 miliardi di euro l’anno.
Al massimo potrebbe esserci il taglio della parte sugli interessi passivi e sulla parte lavoro, che incide un paio di milioni.
Cioè taglierebbero il 5% dell’IRAP , che vale un paio di miliardi.
Allora se rifacciamo il vostro conto di prima la tassazione globale della nostra impresa tipo passerebbe dal 74 al 72% .
Secondo me non è solo questione di tasse, io penso anche al peso burocratico, che per la parte sicurezza, normative, trattamento rifiuti, ecc. crea un peso che tradotto in termini finanziari non è poi da meno di quello delle tasse.
Per esempio, la nostra impresa produce apparati di alta tecnologia, ma in effetti ormai abbiamo mantenuto solo l’ufficio commerciale, produrre qui non ha senso per 1000×1000 motivi (mi è venuta così!), e per adesso abbiamo dei terzisti che ci curano il lavoro, ma se continua di questo passo probabilmente saranno costretti a chiudere, e noi allora dovremo spostare la nostra produzione in Slovenia o in Croazia visto che i nostri volumi non giustificano la delocalizzazione in India o Cina (anche per ragioni di qualità). Ma io ho anche considerato la Svizzera, che è dotata di buone infrastrutture e hanno una tassazione nettamente più bassa, ma soprattutto gli adempimenti normativi sono ridotti moltissimo: da un rapporto che ho letto si parla di 370 giorni di lavoro per l’Italia contro 15 per la Svizzera!
Dunque, avanti tutta, qui dobbiamo alzare la voce e imporre il nostro punto di vista!
Giusto, Claudio, ma non dovrebbero esserci le associazioni di categoria a difendere gli interessi degli imprenditori ?
A me francamente non convince piu’ la nostra presidentessa Marcegaglia. Al massimo posso approvare la pettinatura curata.
Per il resto mi sembra solo chiacchere, un teatrino.
Classica esponente di quel capitalismo famigliare il cui obiettivo primario è quello di mantenere lo status quo.
Finiso el discorso soa tase e dopo parlen de altro.
Ieri go sentest Berlusconi intervistà so rai3.
Ga dito cal so goerno gà inte’l programa la ridusione dele tase ale inprese ma che ghe nè la crisi.
Coindi sta ridusion la vegnarà fata coando ca se podarà.
(Calende greche ?)
Ok deso gavemo capio . No li vol e no li pol farla.
No ghe xè on porcorso, ghe xè on atendismo , na agonia .
Puito ! Scriveve sta data sol tacuin : deso saven na olta par tute ca co sta zente sipia dreta sipia thanca no canvia gnente.
RIGUARDO ALLA PROPOSTA DI RINNOVARE GLI INCENTIVI AL SETTORE AUTOMOBILISTICO Si riparla di aiuti al settore automobilistico tramite incentivi all’acquisto; ci risiamo! E’ evidente che tale utilizzo di risorse pubbliche premia inevitabilmente alcune imprese e alcuni comparti produttivi a scapito della generalità degli altri settori. Già lo scorso anno Unindustria Treviso con il Presidente Vardanega ha evidenziato ai Ministri veneti e alla Presidente di Confindustria la nostra posizione.
Ora si uniscono numerose voci (un bravo all’AD della Coin) ma è presumibile che tali rimostranze scarsamente influenzeranno le decisioni della politica romana da sempre sensibile alla Sirena torinese. E già molti ‘esperti’ sono pronti a minacciare paurosi rischi di disoccupazione che deriverebbero dall’eventuale sospensione degli aiuti al settore automobilistico.
A questi Signori chiediamo di mettere sul tavolo i dati reali. Quanto ha dato (nelle svariate forme) il Paese negli ultimi vent’anni al settore automobilistico? Quanto sono costate le varie casse integrazioni, prepensionamenti, finanziamenti a fondo perduto ecc.? Quanto ci costeranno le probabili riconversioni e le ristrutturazioni delle cattedrali nel deserto lautamente finanziate da Stato e Regioni? Quanta parte degli incentivi nel settore auto va a vantaggio delle produzioni italiane all’estero e alle Case straniere (che hanno una quota del 70% del mercato)?
Certo, quanto sopra va confrontato con quanto la collettività ha goduto in termini di occupazione, anche nell’indotto della subfornitura, e con quanto lo Stato ha ricavato in termini fiscali.
Di certo resta il fatto che le risorse elargite al settore automobilistico sono state sottratte a tutti quegli altri settori produttivi che non hanno ricevuto sostegni e che hanno visto, vedono e vedranno ridurre le loro commesse per effetti dell’impoverimento del potere si acquisto delle famiglie salassate dalle rate relative all’acquisto di nuove automobili, che andranno a sostenere ulteriormente una densità automobilistica ai primi posti in Europa.
E intanto soffre tutto il manifatturiero: il tessile/abbigliamento, l’arredamento, ecc. fino ai servizi, all’informatica, al turismo ecc.; e sofferenza ha significato e significherà altre migliaia di posti di lavoro sacrificati al mito dell’industria dell’ automobile che sarà pur importante, ma in termini di occupazione e di saldo commerciale import/export ha minor valore del tanto “maturo” e trascurato tessile/abbigliamento.
E’ giusto preoccuparsi degli ammortizzatori sociali ma mettendo contemporaneamente in atto ogni strategia utile ad evitare di arrivare alle situazioni di crisi delle aziende, attualmente derivanti dal calo dei consumi.
La parte sana del manifatturiero ha bisogno di provvedimenti strutturali atti a mantenerla competitiva nell’export tramite il contenimento dei costi (alleggerendo Irap, contributi, burocrazia, ecc.) e di sostegno ai consumi interni (riducendo il cuneo fiscale e magari le aliquote Iva).
Riteniamo che una politica industriale dovrebbe puntare ad incentivare le imprese nella via dell’innovazione e degli investimenti, anche in funzione anticiclica. E invece per molte aziende alla crisi e alla stretta creditizia in questo periodo si è aggiunta la beffa del click day. Per le imprese escluse da questa ‘lotteria’ ci sarebbe piaciuto che fossero state previste risorse almeno pari a quelle destinate agli incentivi per l’acquisto di auto.
E’ un combinato disposto che mette in seria crisi non solo singole aziende ma intere filiere produttive del nostro migliore manifatturiero, che sarà poi difficile ricostruire.
Perché oggi non siamo di fronte ad una fase di “selezione naturale” delle aziende derivante da una crisi ciclica, ma in presenza di un crollo degli ordinativi che pone a serio rischio anche aziende eccellenti (piccole medie o grandi che siano) che tanto potrebbero ancora dare all’economia nazionale.
Occorre sapere che non ci sarà ripresa senza sostegno ai consumi interni in tutti i comparti. Se le risorse nazionali andranno ancora una volta ad incentivare il settore automobilistico sarà tolta ulteriore linfa al resto del sistema economico con un bilancio utili/benefici negativo per il Paese e un aggravamento della situazione occupazionale del Paese.
Roberto Bottoli
Presidente Gruppo Sistema Moda di Unindustria Treviso
Pubblicato da piave in data Venerdì, 16 Ottobre 2009
Io sarò anche egoista, ma a me non interessa un fico secco dei disoccupati della Fiat: si troveranno un’altro lavoro! Che differenza fanno i disoccupati Fiat co i disoccupati della GDS di Cornedo? Che differenza fanno con i disoccupati delle concerie della vallata del Chiampo? Che differenza fanno con i minacciati di disoccupazione delle acciaierie Valbruna o della FIAMM? …o di centinaia di altre piccole e medie imprese del Veneto?
Cosa sono i lavoratori veneti, “schiavi servi di Roma” come proprio recita l’immondo inno italiano?
A me interessa solo che i soldi dei cittadini non vengano rubati per fare “il bene” di qualcuno a discapito di qualcunaltro, cagionando peraltro danni a cascata con altre realtà manufatturiere, distorcendo il mercato, realizzando concentrazioni di danaro nelle mani di pochi che un po’ (sfido chiunque a provarmi il contrario) se lo infilerà in tasca.
Il governo si comporta da criminale truffatore con queste sovvenzioni, che vanno tutte eliminate.
Stiamo restando indietro ! Si precipitano a costruire il ponte sullo stretto di Messina per far transitare mezzi inesistenti , una cattedrale del deserto, fatta con i nostri soldi, che collega il nulla al nulla, per far viaggiare automobili , mentre invece nel futuro viaggeranno soprattutto informazioni.
Invece di preoccuparsi di dotarci di una più avanzata rete di trasmissione dati nazionale.
Se continua così tra 2-3 anni accederemo ai siti nel mondo e ci sembrerà di avere un vecchio modem a 2400 baud . ( Ve li ricordate?)
Tagliati fuori dallo Stato Italia che non investe piu’ in innovazione .
Qui alcuni dettagli sul crescente “Digital Divide” che affligge la nostra Regione del Veneto :
IL VENETO ANCORA A RISCHIO ALLUVIONI
______________________________________
Spett.le
REGIONE DEL VENETO
Direzione Valutazione Progetti e
Investimenti- Unità complessa V.I.A.
Calle Priuli-Canareggio 99
30121 VENEZIA
Spett.le
COMUNE DI SUSEGANA
P.za Martiri della Libertà ,11
31058 SUSEGANA TV
Data il , 9-11-2009.
Oggetto: “Intervento di sistemazione del fiume Piave , nel tratto compreso tra Nervesa della Battaglia e Ponte della Priula “ , progetto C.R.I.F. del 7-7-2009.
Prot. Regione del Veneto 387218/57.03 del 15-7-09
Prot. Comune Susegana 15312 del 2-9-09.
Osservazioni al progetto preliminare e dello studio di impatto ambientale, soggetto a presentazione preliminare in data 23-9-09 .Art. 16 L.R. n. 10/1999 .
I sottoscritti , in qualità di proprietari di immobili limitrofi al Piave , ma anche a titolo di comune interesse a salvaguardia del territorio da eventuali esondazioni del fiume presentano le seguenti osservazioni sulla documentazione .
Premessa : Ci si riferisce alla ondata di piena del Novembre 1966 nella quale da più parti competenti venne misurata transitante a Ponte della Priula una portata di 5000 m3/sec circa
( bibliografia * ) , che deve essere tenuta a base di qualsiasi progetto di intervento sul fiume.
Dall’esame della documentazione di progetto si evince immediatamente che nessun riferimento all’ondata di piena viene formulata al fine di determinare gli interventi necessari in tale situazione, che ovviamente è possibile con tempi di ritorno che possono interessare la nostra attualità.
( 100 anni circa )
Conseguentemente alcuni degli interventi progettati nello studio di impatto ambientale stilato dallo studio Teseo , da questo punto di vista , sono ampiamente riduttivi ,in quanto fanno riferimento a portate del fiume da 2 a 3 volte inferiori alla massima possibile.
La portata di riferimento DEVE essere quella di foto n.17 , inferiore di circa 1000 m3/sec di quella massima del 1966 , cioè attorno a 4000/4500 m3/sec . ( probabilità centenario) .
Non si entra nel merito degli interventi a nord della traversa di Nervesa ed a cavallo del ponte ferroviario , che si ritengono congrui .
Si entra invece nel merito delle opere proposte a cavallo dei due ponti ed a nord di quello stradale . Dall studio del C.R.I.F. Si dà per acquisito, consolidato e definitivo l’interramento di circa 3 metri che interessa una vasta area dell’alveo che parte da quasi il ponte ferroviario per estendersi notevolmente a nord del ponte stradale, interessando ben 12 campate su 20 , (foto allegate),
cioè 240 metri sui 400 disponibili , con una drastica e pericolosa parzializzazione dell’area di deflusso di un’ondata di piena .
Per di piu’ tale inghiaiamento è invaso da una folta vegetazione , ormai di tipo boschivo, che limiterebbe ulteriormente il passaggio delle portate massime .
Nel 1966 con l’ondata di piena l’interramento era si’ presente, ma molto meno evidente e non alberato.
( foto allegate).
L’interramento in oggetto era invece totalmente assente nel recente passato.
Dalle foto del 1944 si nota nella strettoia di zona Ponte Priula ( 400 m) che i rami fluidi del Piave scorrevano adiacenti le rive , destra e sinistra , con alveo pulito e sostanzialmente livellato.(foto 1-2).
Addirittura nella foto della prima guerra mondiale il deflusso dell’acqua è principalmente concentrato sul ramo sinistro. ( foto n. 3 )
Ciò significa che l’interramento si è progressivamente incrementato a partire dalla fine della seconda guerra mondiale , peggiorando fino ai nostri giorni .
E’ ben evidente quindi che oggi una portata analoga a quella del 1966 non potrebbe certamente transitare, di questo fatto ne sono ben consapevole consapevoli anche i nostri politici , come ad esempio l’attuale Ministro Zaia (Allegato 2.)
Gli interventi proposti dallo studio Teseo , sotto questo aspetto, sono ASSOLUTAMENTE INUTILI , in quanto prevedono tra l’altro la costruzione a monte del ponte stradale di una scogliera di protezione dell’attuale inghiaiamento dell’alveo di circa 3 metri , con il conseguente consolidamento della situazione di restringimento , mentre questo inghiaiamento deve essere integralmente asportato , al fine di ripristinate l’originale alveo di deflusso ben indicato nelle foto storica n. 18.
Non solo , ma se andiamo a rileggere le considerazioni finali a pag. 83 della relazione generale , gli estensori ritengono necessario centrare nell’alveo, rispetto agli argini, il flusso liquido il più possibile per evitare abnormi usure degli argini , mentre invece quanto proposto nel loro piano è l’esatto contrario , cioè incanalano l’acqua verso l’argine destro !
Che sia non auspicabile ma indispensabile realizzare la centratura dell’acqua si capisce immediatamente dall’allegato 3 , il quale evidenza con ovvietà il fenomeno.
Ulteriormente a comprova numerica di questa necessità sono interessanti le tabelle delle portate transitanti sulle singole navate del ponte stradale, redatte dall’ing. A. Dal Secco.(All.to4).
Nella piena del 1966 su circa 5000 m3/sec, circa 1900 passarono sotto le prime 12 arcate lato sinistro , e circa 3100 sulle restanti 8 lato destro.
Se però ci riferiamo ad una piccola portata di piena del 1996 si vede che su 1400 m3/sec, solo 280 passarono sotto le prime dodici arcate e 1120 sulle altre 8 .
Il che sta a significare proprio che l’argine destro e le relative pile del ponte , sono sempre molto più sollecitate , mentre tutto il resto risulta quasi mai interessato, con formazione di buche a valle delle pile, ulteriore concentrazione dell’energia solo sul lato destro del ponte ferroviario .
Ad ulteriore commento delle considerazioni finali della relazione CRIF ( punto 4.3.5 pag. 82) gli estensori riconoscono il pericolo delle isole alberate formatesi entro l’alveo del fiume , fenomeno essi dicono “ da regolare” .Tale fenomeno invece deve essere ELIMINATO per riportare l’alveo nelle condizioni ottimali.
Tenuta presente la ampia letteratura in essere relativamente alle proposte fatte dalle autorità competenti , per la pulizia dell’alveo , gli scriventi propongono come opera indispensabile :
- l’eliminazione dell’inghiaiamento anzidetto , per tutta la larghezza dell’alveo , in particolare nell’area tra i due ponti ed a monte degli stessi, ripristinando l’originario deflusso , in modo che per le portate di morbida e di piena il deflusso stesso avvenga con velocità uniforme e la piu’ bassa possibile, a parità di portata , intervenendo comunque periodicamente con manutenzioni per ripristino di tali condizioni.
Inoltre risulta ulteriormente indispensabile, proteggere l’argine destro da Nervesa a Lovadina in quanto una esondazione del fiume in tale tratto , sarebbe, come lo è stato ripetutamente, catastrofica per la città di Treviso.
Infatti Nervesa si trova nel vertice di un conoide di deiezione che si estende fino a nord di Treviso e che nel passato ha fatto piu’ volte danni funesti nell’area., in particolare la rotta del 1512 fece crollare il ponte di Sant’Agata .
Nel 1215 si commetteva al podestà di Treviso di visitare e munire gli argini e ripe dal “Saxum de Nervisia usque super Ciglanum ( Spresiano) et ultra si erit necesse per supra-ripa fluminis.”
(Fare argini da Nervesa a Spresiano per evitare straripamenti) .(*)
Infine ( anno 1318) Cane della Scala fa rompere gli argini di Nervesa “.. acciò l’acqua di Piave inondi la città di Treviso” .( * ) .
Ogni commento è superfluo, tenendo che lo studio proposto in oggetto per la regimazione del fiume andrebbe a “far lavorare” solamente l’argine destro, in corrispondenza della zona Priula, molto di piu’ del sinistro che resterebbe praticamente inattivo per gran parte della sua vita .
Lo stesso studio lamenta carenze di dati storici disponibili , in particolare sulla portata.
(relazione generale pag. 4 ).
Ciò comunque invita ulteriormente a delle analisi possibili con le raffinate modellazioni teoriche oggi disponibili suffragate eventualmente anche da interventi su modelli .
Concludendo si chiede agli esperti che hanno presentato questo studio quali sarebbero le conseguenze , dopo eseguiti gli interventi che propongono, in caso di una portata di piena come quella del 1966 di 5500 m3/sec .
Bibliografia :
- Portata : Studi pubblicati di Ing. A. Borrelli , Ing. A. Dal Secco , Prof. A. Ghetti.
(*) Giuseppe Pattaro, Ingegnere del Genio Civile , 1903 , “Il fiume Piave” – Studio Idrologico Storico Ed. Pavan Treviso 1993.
Fotografie :
n. 1 e 2 foto aeree anno 1944 “ un vero e proprio tubo di Venturi da tenere sgombero libero e pulito” con deflusso su entrambe le rive.
n. 3 prima guerra mondiale, alveo livellato a tutta larghezza con deflusso maggiore sulla riva sinistra
n. da 4 a 11 visioni panoramiche dell’interramento per 12 campate del ponte stradale, dello spessore di circa 3 m , con vegetazione boschiva
n. 12-13 Portata morbida interessante 8 campate su 20 ( circa 1500 m3/sec)
n. 14-15-16 visioni aeree primi anni ’60 con evidente l’inizio dell’interramento tra i ponti e a nord dello stradale . lato argine sinistro.
I firmatari :
- Comitato Imprenditori Veneti “Piave 2000”
Casella Postale n. 1- 31010 Ponte della Priula TV
Il Presidente : Diotisalvi Perin
- Prebeton Immobiliare S.r.l.
Viale della Vittoria 6 – 31040 Nervesa della Battaglia TV
- Gino ed Attilio Luigi Panto
Viale della Vittoria 8/10 – 31040 Nervesa della Battaglia TV
- Luigino e Maurizio Zanardo
Viale della Vittoria 12/14 – 31040 Nervesa della Battaglia TV
LA CRISI NON MOLLA E DOPO UN EFFIMERO E DEBOLE RECUPERO , SI CONSOLIDA
“Il processo di recupero , per quanto lento e fragile, segnalato in precedenza, si è interrotto lasciando il posto ad una congiuntura pesante che lascia pochi spazi all’ottimismo.
Indicatore delle risorse dedicate agli investimenti :
24% delle aziende in diminuzione ( 17% un anno orsono)
17% delle aziende in crescita
60% delle aziende in stabilità”
Fonte Unindustria Treviso -Ennio Bianco
GRUPPO TERZIARIO INNOVATIVO
Dal comunicato ufficiale del 9-11-2009
Confessione di un imprenditore.
Mi stanno finalmente pagando -quasi- tutti !
Dopo aver sudato sette camicie , passato il peggior anno della mia vita, rischiato l’infarto , quasi divorziato dalla moglie ecc ora finalmente pian pianino tutti i fornitori seri , ovvero quasi tutti, mi stanno finalmente pagando , a rate , a singhiozzo , ma pagando.
Dai soliti 60 giorni fine mese siamo arrivati a 14 mesi per avere un pagamento .
E adesso tutta sta fatica me la fregano con le tasse.
Voi che dite adesso, ci ributtiamo anima e corpo negli affari oppure studiamo una exit strategy , nel senso che non ci fregano più ? Che qualità della vita è questa, caspita.
Beh , intanto mi compro gli sci nuovi e me li godo un pò.
Ho bisogno di riprendermi dallo stess.
Ho visto che hanno attivato l’obbligo di legge della casella di posta elettronica certificata PEC.
Ci sono informazioni più dettagliate in merito ?
Posso anche farmela ma desidero tenerla riservata onde evitare che uno strumento ufficiale sia motivo per fare spamming.
Ho letto la leggen 2-del 28-1-09 art 16 comma 6 .Le Imprese ed i professionisti dovranno dotarsi della PEC entro 3 anni e comunicarla al registro imprese.
In questo modo le pubbliche amministrazioni potranno evitare l’invio delle raccomandate.
E anche viceversa.
Ci sono vari rischi , tra cui quello di essere costretto a consultare obbligatoriamente una casella di posta dove arriva anche altro , o di essere schedati o di ricevere solo avvisi di pagamento .
Uno strumento per pescare le piu’ velocemente le imprese e farle pagare sempre tutto e subito.
Il progresso che avanza si interessa solo alle uscite delle nostre tasche .
Quanto invece alle nostre entrate,non credo che noi potremo usare la PEC per fare ingiunzioni di pagamento ai morosi.
Se così fosse gli elenchi dovrebbero essere pubblici e quindi in mano anche agli spammer.
Inoltre c’è uin po di malumore dei provider.
Per poter gestire la PEC è obbligatorio un capitale di 1 milione di Euro. Fatto che non ha riscontri in Europa.
O l’Italia è piu’ avanti nella tecnica oppure è piu’ avanti nel voler controllare e limitare sotto il proprio controllo le tecnologie internet .
La recessione non è finita
Tendenziale vs. congiunturale
SINTESI di un articolo del prof. di Lodovico Pizzati, disponibile in versione integrale al sito noisefromamerika.org
Mi dispiace fare il guastafeste, ma la recessione non è finita
Non c’è una definizione precisa di recessione, ma per i pignoli viene considerata due trimestri consecutivi di calo del Pil. Siccome è una definizione basata sulla crescita trimestrale bisogna distinguere tra crescita tendenziale e crescita congiunturale.
Per la crescita annuale questo problema non si pone. Si guarda al Pil rispetto all’anno prima e si calcola la crescita: (Pil2009 – Pil2008)/Pil2008. Per la crescita trimestrale invece il problema si pone: ci si basa sulla crescita rispetto al trimestre precedente o allo stesso trimestre dell’anno precedente?
Si possono guardare tutte e due le misure. Allora, per il terzo trimestre 2009:
La crescita congiunturale guarda l’aumento di Pil rispetto al secondo trimestre 2009: (Pil2009Q3 – Pil2009Q2)/Pil2009Q2.
La crescita tendenziale guarda l’aumento di Pil rispetto al terzo trimestre 2008: (Pil2009Q3 – Pil2008Q3)/Pil2008Q3.
Il punto è che per il terzo trimestre 2009 la “crescita” (per modo di dire) tendenziale è stata del –4.6%, mentre la crescita congiunturale è stata +0.6% (e cioè l’ultima barretta positiva nel grafico di destra). Questo +0.6% è stato definito l’inversione di rotta, la tanto attesa fine della recessione, poiché questo risultato in territorio positivo avrebbe interrotto la fila di 5 trimestri negativi. Ora, questa interpretazione mi lascia un po’ perplesso perché ho sempre pensato si guardasse alla crescita tendenziale per definire una recessione.
In conclusione, la recessione non è finita perché la crescita tendenziale del terzo trimestre 2009 è uno spaventoso –4.6%. La crescita congiunturale basata su dati destagionalizzati non vale un piffero in presenza di un’annata anomala, e quel +0.6% possiamo catalogarlo tra le statistiche inattendibili.
Scusate la pignoleria.
Ancuò so sta a magnar co Rossi , on dei soci dela holding ca la controa H-FARM.
Ghe go ricordà ca so cliente de eo e che so drio far novi investimenti de servisi fornì dale so asiendine modelo.
No ghe intarese gnente.
Gavisi speso 10-100 o 1000.
El valor, la costrusion del valor, no xè nel vendar on servisio, nel faturar, nel goadagnar , ma sta da nantra parte.
Vara ti coanto vanti che la xè sta xente cofà stratejia, me so dito.
Le casse previdenziali degli Ordini devono garantire bilanci trentennali (2006-2036) stabili e una solidità patrimoniale per i prossimi 50 anni. Secondo le elaborazioni del nucleo sui bilanci redatti da tutte le casse, ce ne sono 8 che andranno in rosso prima del 2036: la cassa forense (avvocati) dal 2035, l’Inarcassa (ingegneri e architetti) e la Cnpr (ragionieri e periti commerciali) dal 2032, l’Enasarco (agenti di commercio) dal 2030, l’Enpacl (consulenti del lavoro) dal 2020, l’Enpav (veterinari) dal 2025, l’Inpgi (giornalisti) dal 2026, l’Enpam (medici) dal 2027 al 2028, secondo le diverse gestioni.
E’, dunque, necessario Secondo il ministro del Lavoro, Alberto Brambilla, è, dunque, necessario intervenire per essere sicuri che anche i professionisti che cominciano a lavorare oggi abbiano garantita la pensione. Secondo Brambilla bisogna intervenite sull’aumento delle aliquote contributive, che oggi sono intorno al 10% mentre la media europea è del 20-22%, sull’incremento delle annualità per la base di calcolo della pensione, non considerando più gli ultimi 10-15 anni di retribuzione, e rivedere i coefficienti di calcolo per considerare l’allungamento della vita media.
Il tutto per assicurare ai professionisti, un domani, pensioni adeguate allo stile lavorativo adottato in vita. In questo quadro sarà anche necessario esaminare le spese di gestione delle stesse casse.
Le previsioni parlano di una ‘severa recessione’ a livello mondiale nel 2009 e una ‘graduale ripresa’ nel 2010: ad annunciarlo è il Fmi. Secondo il World Economic Outlook, il prodotto globale si contrarrà dell’1,3% quest’anno, per poi tornare a crescere dell’1,9% il prossimo.
Nonostante la negatività, si tratta, comunque, di numeri migliori rispetto a quelli attesi a gennaio, quando i tecnici avevano previsto una discesa dell’1,8% dell’economia mondiale per il 2009 e una contrazione dell’1,1% per il 2010.
Pessime invece le notizie per l’Italia, dove, dopo un 2009 di profonda recessione, anche nel 2010 registrerà un ulteriore catastrofico e forte appesantimento dei conti pubblici e del debito.
L’Italia quest’anno registrerà un calo del Pil del 4,4%, che sarà seguito da un altro calo, dello 0,4%, nel 2010. Per quanto riguarda il deficit, invece, in Italia quest’anno salirà a livelli molto superiori rispetto a quelli richiesti dal trattato di Maastrich (5,4%) per poi salire disastrosamente ancora al 5,9% nel 2010.
L’unico Paese d’Europa in controtendenza è la Francia, che, secondo le stime, l’anno prossimo riprenderà a crescere (+0,4%). Il 2009 degli Usa presenterà, invece, una flessione del pil del 3,8% e crescita zero l’anno prossimo.
Riportiamo una SINTESI DI UNA INTERVISTA AL PROF. Nassim Nichela TALEB , Economista , il “Guru” dei derivati che previde il crac, 49 ANNI , nato in Libano da famiglia Greco-ortodossa .
Laureato a Parigi ha lavorato a lungo come trader e matematico della finanza per alcune grandi banche di Wall Street.
del 15-11-2009, in occasione di di un suo passaggio a Milano.
Il rally delle borse degli ultimi mesi è indice di ritrovata fiducia ?
Risposta : meglio non fidarsi
Dopo il Crac Lehman Brothers hanno detto che la finanza mondiale sarebbe cambiata .
Tutto come prima , i derivati sono ripartiuti con il relativo rischio ed azzardo.
Non credo alle nuove autorità per il controllo della finanza.
Ed in piu’ ci sono in USA 6 milioni di nuovi disoccupati
Cosa dovrebbero fare i governi ?
Non possono far altro che stampare denaro.
Cosa succederà ?
E’ appurato che arriverà la iper-inflazione, un problema molto serio.
Voi sostenete che questa crisi è soltanto all’inizio.
Si , questa non è una recessione come le precedenti , molti altri milioni di posti di lavoro svaniranno.
Conseguentemente la gente consumerà meno e la crisi si avviterà su sè stessa , peggiorando ancora per molto.
Per misurare i costi totali efinali della crisi dovremmo misurare le mancate spese delle persone.
In ogni caso i livelli di consumi visti negli ultimi anni pre-crac non sono a mio avviso sostenibili.
Insomma non crede nella ripresa dell’economia ?
Per ora solo illusioni.
Andrebbe ripulito l’intero sistema, mediante la conversione dei debiti in capitale .Mi riferisco sia alle imprese che alle persone .
Si deve tornare al rapporto tra debito e PIL degli anni 80.
( Riferito agli USA) .
Va rivisto il concetto di globalizzazione ?
Qualche giorno fa parlavo con l’A.D. della PepsiCo e lui mi diceva quanto è necessaria la collaborazione con il governo.
Ma è una logica perversa !
I governi dovrebbero semmai dialogare con le piccole imprese , non con le grandi.
Quelle possono badare a se stesse , hanno piu’ potere degli stessi governanti.
E se devono fallire che falliscano.
SINTETIZZIAMO IL PENSIERO DI TALEB come emerge dalla nostra lettura di questa intervista :
- Crisi non finita anzi peggio deve ancora arrivare
- Pericolo anzi certezza di iper-inflazione
- Errore strategico aiutare la grandi imprese con sovvenzioni e trascurare le PMI.
( Come succede ora in Italia )
Stamattina ho letto questa notizia e sono rimasto perplesso.
L’ho sempre detto che l’unica cosa buona che può mettere in campo la Marcegaglia per il Veneto è la pettinatura.
Per il resto meglio lasciar stare .
G.P.
VENEZIA — «Sostengo con energia la candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2020». Su questa dichiarazione del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, davanti all’assemblea della Uir, a Roma, il Veneto si è mobilitato. Gli industriali sono scesi in campo all’istante, hanno fatto quadrato compatti per sponsorizzare Venezia con determinazione. Il cellulare della Marcegaglia è stato subissato di chiamate e messaggini partiti dal Veneto: incredulità, sconcerto, preoccupazione. Forte irritazione. Tanto che il sindaco di Venezia, in tour a Rovigo, è sbottato: «Sarà stata una gaffe…ma che si faccia i fatti suoi».
Sgomento anche da parte di tutti quelli che in queste settimane si sono spesi a favore della candidatura di Venezia, il presidente regionale di Confindustria, Andrea Tomat, in prima linea.
Emendamento alla Finanziaria: si toglieranno soldi alle energie rinnovabili?
Le cose stanno così: l’Italia si appresta a costruire centrali nucleari e servono soldi, tantissimi soldi da recuperare il più velocemente possibile. Dunque via ai tagli in quei settori ritenuti non indispensabili. E se si sceglie il nucleare cosa risulta essere di troppo? Le energie ricavate da fonti rinnovabili, quali eolico, fotovoltaico e biomasse. Ebbene ecco che da qualche giorno, tra gli industriali del settore gira il documento contenente gli emendamenti alla finanziaria 2010 che appunto tolgono soldi alle energie rinnovabili.
In sostanza salta il finanziamento CIP 6/92 dopo 6 mesi dall’approvazione dell’emendamento; i produttori di energia da fonti rinnovabili devono dotarsi di adeguati sistemi di accumulo e in assenza di tali sistemi i coefficienti di incentivazione si ridurranno del 10% dal 1°gennaio 2010 e del 20% dal 1° gennaio 2011. Capitolo certificati verdi: saranno dimezzati e da 85,00 €/MWh si passerà a circa 40,00 €/MWh; Terna avrà il potere di indicare quanta energia dovrà essere prodotta che sarà poi erogata con continuità. Ovviamente le questioni più spinose oltre al dimezzamento degli incentivi sono il sistema di accumulo e il fatto che le energie ricavate da fonte rinnovabile non sono per loro natura stabili e che dunque non si potrà indicare a priori quanta energia dovrà essere prodotta, piuttosto andrebbero potenziate infrastrutture e reti per produrne la maggior quantità possibile.
Dichiara Gianni Chianetta, presidente Assosolare a Zeroemission Tv:
La North Face di Pederobba se ne và, si trasferisce in Svizzera.
E come dargli torto .
Esenzione fiscale sugli utili e sui capitali per cinque anni, che salgono a dieci se la produzione è particolarmente innovativa, contributi a fondo perduto sotto forma di credito d’imposta a coprire tra il 10 ed il 25% degli investimenti materiali ed immateriali sostenuti dall’azienda e poi altri contributi del 40% a sostegno della formazione e perfino incentivi all’assunzione con rimborso per due anni, da parte dello Stato, degli oneri sociali obbligatori a carico del datore di lavoro. Purché, ovviamente, i nuovi assunti siano domiciliati o residenti da almeno un anno nel Canton Ticino.
Intanto il sindaco di Pederobba Raffaele Baratto e ed il capogruppo Regionale del Pdl Remo Sernagiotto si spingono a condividere la proposta di boicottaggio dei prodotti North Face.
Che mancanza di visione. Che ingratitudine. Ed i soldi che
vi hanno lasciato fino adesso ? Se fossi sindaco io me la prenderei con lo stato Italia, non certo con l’imprenditore.
E farei di tutto per trattenerlo, gli abolirei l’ICI, gli restituirei quella che ha pagato.
Ma figurati, in questi hanni quando mai si è fatto vedere in fabbrica il sindaco per sentire che aria tira, per incoraggiare, per sostenere l’azienda .
Tasse tasse , mettete sempre piu’ tasse , e cari amministratori schieratevi pure contro l’imprenditore, dai che va bene così.
Vedrete quante fabbriche che resteranno.
Per commentare quanto successo a Pederobba pesco questa analisi del “predicatore finanziario” Eugenio Benetazzo :
Il futuro è piuttosto delineato, chi è vecchio vivrà con quei quattro soldi messi da parte e chi è giovane si troverà a doversi inventare la vita di tutti i giorni, lavorando a missione e a singhiozzo: già tra cinque anni almeno 1/5 se non 1/4 delle aziende italiane si estinguerà o si ritirerà dal mercato, lasciando un profondo vuoto a livello occupazionale.
Non dimentichiamo inoltre come le pesanti situazioni di default finanziario che stanno vivendo le imprese italiane presto si riverserà proprio sui bilanci delle stesse banche che adesso (grazie alle strepitose opere di privatizzazione riguardanti appunto lo stesso sistema bancario italiano) continuano a dettare legge su chi vive e chi dovrà estinguersi.
Chi pensa di replicare il modello inglese per assorbire gli esuberi occupazionali, puntando quindi tutto sul terziario (settore dei servizi) probabilmente si è laureato per corrispondenza in Economia Davanti e Commercio Dietro presso l’Università per Barbieri.
A livello nazionale non vi è una forza politica che si faccia portavoce di esigenze di protezionismo nei confronti dei nostri gloriosi ed invidiati distretti industriali, l’unica risorsa che avevamo ovvero la distintività ed originalità della manifattura italiana è stata brutalmente sacrificata per permettere a paesi come la Cina di assorbire, copiare e far morire le nostre tipiche produzoni, diventando nel frattempo la grande fabbrica del pianeta.
A mio modo di vedere l’unica salvezza potrebbe essere un incredibile e improvviso cambio di governance politica che faccia emergere un “tribuno del popolo” stile Lula in Brasile, che contrasti e metta fine a questo dictat economico che sta portando il paese al suicidio industriale, sociale ed economico.
E’ ufficiale.
Tremonti ha detto : Nessuna riduzione dell’IRAP.
Ed il governo italiano vara una bella finanziaria da paese socialista, pur avendo preso i voti da un altro ceto sociale.
Aiuti alla grande impresa, i soliti noti del capitalismo famigliare. Grandi opere per le grandi imprese.
Ammortizzatori sociali per chi resta senza lavoro.
Totalmente ignorati i comuni e le piccole imprese, il 90% delle imprese.
Perchè c’era qualcuno che ci credeva ?
Magari la Marcegalia ?
Emma , se non hai il coraggio di dimetterti, almeno cambia pettinatura.
Infuria la polemica a Treviso sulla costruzione o no degli inceneritori.
Vardanega , Presidente Unidustria Treviso , e Tomat ex Presidente a Treviso ed ora Presidente degli Industruiali del Veneto ( e io dico anche papabile candidato futuro alla presidenza nazionale come successore della Marcegaglia) bacchettano la lega – giustamente- .
In particolare Vardanega se la prende con l’ing. Ubaldo Fanton , ingegnere, assessore leghista della Provincia di Treviso , definendolo un ignorante .
Devo dire che – per definizione – stimo molto Tomat, avendolo conosciuto.
Su Vardanega avrei qualcosa da dire, non tanto per le indiscusse capacità , ma perchè mi sembra un pò troppo legato al capitalismo famigliare protettore dello staus quo.
In ogni caso il suo sfogo mi sembra del tutto giustificato.
L’Unindustria su questo tema sta facendo un ottimo lavoro.
Sono molto competenti .
Ubaldo Fanton invece , io non l’ho mai sentito parlare, non proferisce mai verbo.
Ai comizi ed agli incontri pubblici non l’ho mai sentito emettere alcun tipo suono.
Unicamente presenzia ,osserva, veste bene, in giacca e cravatta, ha i baffi ben curati,il fazzolettino della Lega Nord , ma non comunica . Tace e semplicemente sorride leggermente . Sempre .
E’ sorprendente come i posti di responsabilità politica siano occupati da persone con capacità di comunicazione che sono inferiori alla media.
Non mi permetto di dire che Fanton sembri uno scemo .
Però penso che Il Veneto si meriterebbe una nuova classe dirigente .
Bravi Tomat e Vardanega , avete tutta la nostra stima ed appoggio . Avanti tutta .
Ciambetti, replica a Galan,che si era schierato con gli Inustriali , su gli inceneritori :
“Parole, parole, parole che ciascuno interpreta e ripete a modo suo…”. Il presidente del gruppo consiliare leghista veneto, Roberto Ciambetti cita Pirandello per replicare alle dichiarazioni del governatore Galan che ha promesso la realizzazione dei termovalorizzatori nel caso in cui venga rieletto per la quarta volta alla guida del Veneto.
“Gli uomini di mare promettono, ma poi difficilmente mantengono mentre capita spesso che i pescatori raccontino di imprese straordinarie se non “miraccolose” avendo per protagonisti séstessi. Da buon pescatore Galan ha una certa autostima di sé e pensa di essere insostituibile – ha sottoloneato Ciambetti – quando nessuno è necessario. Io penso invece che la svolta è necessaria, perché non si affronta il nuovo con il vecchio e non è solo una questione di anagrafe, ma di mentalità, intelligenze e programmazione: in una Regione dove manca il piano energetico, dove manca l’approvazione definitiva del Piano regionale rifiuti speciali, dove dunque mancano persino i dati per elaborare un business plan relativamente ad impianti importanti come gli inceneritori il problema non è il promettere, ma il fare, il programmare, il pianificare e magari anche rispettare il voto del Consiglio regionale in materia. Dobbiamo ammettere che l’assessore all’energia ha accumulato qualche ritardo nel presentare il Piano energetico non diversamente dall’assessore all’ambiente per quanto riguarda il piano rifiuti: credo che il presidente Galan – ha proseguito Ciambetti – prima di incenerire la Lega debba richiamare l’assessore Conta, per quanto riguarda il piano rifiuti speciali, e stigmatizzare l’operato dell’assessorato alle politihe energetiche, delega che Galan, per altro aveva riservato a sé stesso. Forse Galan lo ha dimenticato, come ha dimenticato di avvisare gli assessori leghisti dell’incontro con Confindustria a porte chiuse a Treviso, salvo poi sottolineare l’assenza della Lega: più che dimenticanze parlerei di rimozione, per poter dare sempre la colpa agli altri, anche quando gli altri colpe ne hanno ben poche”.
Bene , adesso abbiamo sia la versione degli industriali, che la versione di Ciambetti.
Noi diciamo che questa degli inceneritori sta diventando una disputa politica, invece si dovrebbe decidere per il bene della collettività , a prescindere dagli interessi di ciascuno dei due gruppi.
Oggi sono passato alla North Face di Pederobba (TV) che chiude lo stabilimento nel trevigiano e si trasferisce in Svizzera , sostanzialmente per motivi fiscali e di infrastrutture che da noi sono oramai insufficienti ed obsolete.. ( strade-banda larga inesitente che impedisce i collegamenti informatici con la loro centrale sita negli USA ecc.) , oltrechè per l’ostilità delle amministrazioni locali (!)
Noi li abbiamo ringraziati del lavoro fatto nel nostro territorio in questi anni e per fargli presente che saremo sempre ben lieti di accoglierli qualora decidessero di ritornare con qualche installazione produttiva, in futuro, magari in un nuovo Veneto piu’ moderno.
La Lega Nord sta boicottando il progetto degli inceneritori proposto dagli industriali di Treviso.
E’ solo populismo, demogagia.
Bisogna essere realisti, in questo caso gli industriali hanno ragione.
L’Italia produce 72 MILIONI di tonnellate /anno di rifiuti industriali .
Impossibile mandarli in discarica tutti.
Certo si puo’ lavorare sul riciclo, sugli imballaggi, sul confezionamento, sulla produzione .
Ma bocciare un inceneritore che ha la stessa emissione certificata complessiva di qualche decina di automobili ..
Cosa ti aspetti da un assessore come Fanton ? ma l’hai mai visto ? L’hai mai sentito parlare , dire qualcosa ? Ritieni davvero che sia in grado di -Pensare- ?
Non lo so, io finora ho visto solo un ghigno silente .
Se questa è la classe dirigente disponibile, i risultati non possono che essere conseguenti.
Segnalo a tutto che Riki , che ci segue da Reggio Emilia ha un sito con una colonna sonora bellissima, e premendo next si possono sentire anche altri brani.
Estratto dall’ultimo comunicato di Unindustria Treviso
del 18-12-2009
Nel corso del 2009 il sistema manifatturiero italiano ha registrato una flessione del 10% nella produzione , 24% delle esportazioni ed 1% nel numero di imprese attive .
Dati inquietanti .. ( lo dice lui testualmente non è una n.d.r.)
Nello stesso periodo abbiamo posto in atto un’ancora piuù incisiva azione di tutrela e rappresentanza : impegno per la riduzione dell’imposizione fiscale …
Firmato Alessandro Vardanega
Il Nostro commento :
Bravo Presidente – riduzione dell’imposizione fiscale-
Impegnarsi è un suo dovere e dimostra di saperlo fare bene.
Ma lo sa benissimo anche lei che questo sistema parassitario che si chiama “Stato Italia” non premetterà mai alcun cambiamento.
Ci pensi bene. Buon Natale.
Gli imprenditori sono preoccupati per come si stanno mettendo le cose per le prossime elezioni regionali 2010 perchè non si intravedono all’orrizonte quei cambiamenti necessari al sistema per evitare il collasso economico-sociale.
Le logiche della politica italiana sono sempre ed unicamente improntate al trasformismo, ma mai al cambiamento.
Cosa possono dunque fare i Veneti per dare un forte segnale politico?
Votare pdl o lega serve a poco, dato che hanno già vinto le elezioni con il 60-70% e dunque un voto in più o in meno dato a loro è un voto inutile, a parte decidere le cordate degli appalti regionali.
L’unica reale possibilità che resta ai Veneti per dare un forte segnale di cambiamento è quindi votare PNV, votare per l’indipendenza del Veneto.
Solo così si otterrà un risultato:
* Si stimoleranno e si rafforzeranno le componenti riformiste moderate e più sane della coalizione che vincerà le elezioni.
L’unico voto utile il 28 e 29 marzo 2010 è il voto dato al PNV. Tutto il resto è fatica sprecata, un voto buttato nel macero dei giochi già fatti e del tradimento degli interessi veneti.
Elezioni Regionali, nomination del PNV: vincono i Veneti Libari (54,82%) davanti alle DIVE (44,99%)
Oltre 5.000 preferenze, pari al 54,82% del totale per il ticket presidenziale composto da Claudio Ghiotto e Gianluca Panto
Partite il 25 ottobre scorso, si sono concluse il 30 dicembre le primarie del PNV e oggi sono stati resi noti i risultati della contesa che vale la nomination alla presidenza del Veneto per conto del Partito Nasional Veneto.
A prevalere è stata la squadra dei Veneti Libari, che ha raccolto 5.724 preferenze, pari al 54,82% dei voti totali. Al secondo posto si è classificata la formazione delle D.I.VE., le Donne per l’Indipendenza Veneta guidate da Sabrina Tessari, che ha raccolto 4.698 sottoscrizioni, pari al 44,99%. Molto staccata la formazione Indipendenza Veneta, con capolista Albert Gardin, con lo 0,19% delle preferenze espresse dai Veneti che hanno partecipato alla contesa.
Per capire cosa si dicono tra loro gli industriali , riportiamo un estratto del comunicato di fine anno del Presidente di Unindustria Treviso Alessandro Vardanega :
Caro Collega, tra pochi giorni ci lasceremo alle spalle un anno interamente segnato dalla recessione . Nel corso del 2009 , infatti, il sistema manifatturiero italiano ha registrato una flessione del 10% nella produzione , 24% nelle esportazioni e dell’1% nel numero delle imprese attive .
DATI INQUIETANTI !
( Quest’ultima frase non è una nota del redattore, ma bensì è nel testo originale.
Non dice dati negativi, oppure molto negativi, non dice dati pessimi ma in miglioramento, non dice dati deludenti.
Dice dati INQUIETANTI .
Non dobbiamo fare le Cassendre per definizione, ma è giusto essere informati su quello che effettivamente si dicono gli imprenditori oggi , conoscendo essi meglio i numeri della nostra realtà , a prescindere dai proclami dei mistificatori televisivi che tentano , disinformando, di anestetizzare la crisi . Almeno noi siamo informati sul vero sentiment attuale .. )
#1 da Imprenditore Veneto il 23 ottobre 2009 - 11:43
Cita
IRAP : Imposta Regionale sulla Attività Produttive.
Ovvero se tu produci e fai del bene al paese , io ti punisco !
L’ultima di Berlusconi e degli italiani.
Progressiva riduzione dell’IRAP fino alla eliminazione.
Sono geneticamente poco propenso a fidarmi di chi ha promesso per ben due volte (1994 e 2001) di ridurre le tasse alle imprese, senza mai mantenere la parola data.
Vedremo.
Intanto di presa in giro. Prima ti spremo e poi ti butto.
Le tasse andavo ridotte prima di chiuderle le aziende, non dopo.
#2 da Manager Industriale il 25 ottobre 2009 - 10:38
Cita
Ieri e oggi Zaia e Muraro inaugurano il proprio “Mausoleo”. 80 milioni di euro di soldi pubblici per dare una nuova sede ad un esercito di mangiasoldi che se fosse privatizzato spenderebbe un decimo.
Un bravo politico dovrebbe essere ricordato per la riduzione della spesa pubblica e non per questa devastante moltiplicazione.
Facendo quattro conti quaranta persone e 8 milioni, bastano per gestire la stessa macchina con efficienza.
#3 da Stefano Beraldo il 25 ottobre 2009 - 19:49
Cita
Cavar via l’IRAP xè on contentin da poareti. Gavaria caro de vedar coalche esenpio numerego.Cato calkeduni sol blog che xè bon de far on contesin de prova ?
#4 da Manager Industriale il 25 ottobre 2009 - 20:40
Cita
Provo a fare un conto della serva :
Piccola impresa , fatturato 1 milione, utile lordo 10% = 100.000 euro.
Tassa Ires 33% = 33.000 euro
Irap 3,8% di 1000.000=38.000 euro
___________________________________
Totale tasse e imposte 71.000 euro
___________________________________
utile d’impresa 100.000-71.000 = 29.000 euro
ora l’imprenditore distribuisce l’utile e subisce
una ulteriore tassazione secca sul dividendo del 12,5%
pari ad altre tasse per 3625 euro.
___________________________________
Totale tasse euro 74625 euro ( 74,625% del utile lordo)
In tasca all’imprenditore restano euro 25.375
Una miseria, conviene fare l’operaio.
Mi torna con le affermazioni di Giuseppe Morandini, Presidente di Piccola Industria in Confindustria, pubblicate sul corriere economia del 24-10-09 che parlava di tassazione al 73% .
#5 da Manager Industriale il 25 ottobre 2009 - 20:47
Cita
Ora togliamoi l’IRAP e rifacciamo i conti :
Ires 33.000 euro
Ritenuta ulteriore del 12,5% sui residui 67000=8375 euro
_____________________
Totale tasse 41375 euro ( 41,375 sul utile)
La situazione migliora leggermente MA E’ ANCORA MOLTO DISTANTE DAI PAESI CONFINANTI : AUSTRIA E SLOVENIA.
Facile poi che ad una riduzione dell’IRAP corrisponda un ripristino della situazione ante 1997 , con una piu’ elevata aliquota IRPEG ( ora IRES).
Scusate , ma all’Italia non ci credo più.
#6 da Stefano Beraldo il 25 ottobre 2009 - 20:50
Cita
Non ci credi all’Italia ?
#7 da Manager Industriale il 25 ottobre 2009 - 20:54
Cita
Inutile perdere ancora tempo con questa gente. Gira e rigira sono i soliti discorsi.
Mettici anche il ritardo dei pagamenti dello Stato Italia, che ci deve 80 miliardi di euro, voglio dire , siamo a livelli di emergenza sociale, ho visto amici imprenditori piangere !
Credimi, oramai la nostra economia e le nostre aziende sono alla frutta , non possiamo piu’ permetterci di chiedere ad altri il permesso di essere liberi.
Vedi un pò tu.
Non so se mi sono spiegato …
#8 da Gianluca il 25 ottobre 2009 - 21:00
Cita
Scusate , nessuno sa piu’ niente sul PIANO CASA, mi pare che abbiano abbastanza insabbiato tutto.
#9 da Admin il 25 ottobre 2009 - 21:08
Cita
Ho letto che Claudio Cunial Presidente ANCE (Associazione naz. costruttori edili) e vicepresidente Unindustria Treviso , all’ultimo convegno ieri promosso dal gruppo grigolin si è sfgogato ed ha giustamente affermato che i comuni sono responsabili e non stanno facendo la loro parte.
La legge regionale è ok , ma sembra che questi ultimi stiano rimandando le delibere che autorizzano gli ampliamenti.
Sulla spalle dei Veneti si fanno lotte di potere tra partiti !
E neppure la Provincia ( di TV) ha sufficientemente favorito l’attuazione del piano.
#10 da Gianluca il 25 ottobre 2009 - 21:10
Cita
Capisco. La regione di un colore decide una cosa, e i comuni di un altro colore boicottano ..
#11 da Gianluca il 26 ottobre 2009 - 01:15
Cita
Contro-ordine , non ci sarà la promessa (da Berlusconi) eliminazione dell’IRAP perchè qualcuno dice che non ci sono i soldi.
Tremonti ha messo il veto contraddicendo il suo capo !
Sta imposta vale 40 miliardi di euro l’anno.
Al massimo potrebbe esserci il taglio della parte sugli interessi passivi e sulla parte lavoro, che incide un paio di milioni.
Cioè taglierebbero il 5% dell’IRAP , che vale un paio di miliardi.
Allora se rifacciamo il vostro conto di prima la tassazione globale della nostra impresa tipo passerebbe dal 74 al 72% .
Ma chiudetele queste aziende, chi ve lo fa fare !
#12 da Manager Industriale il 26 ottobre 2009 - 01:18
Cita
Hai hai, allora è vero che l’Italia è come un cane che si mangia la coda.
Inutile restare dentro questo contenitore, girala come vuoi sta patata, quella è, quella resta.
#13 da Engineer il 26 ottobre 2009 - 01:21
Cita
Eora mi prefariso l’independensa.
#14 da Claudio il 26 ottobre 2009 - 15:46
Cita
Secondo me non è solo questione di tasse, io penso anche al peso burocratico, che per la parte sicurezza, normative, trattamento rifiuti, ecc. crea un peso che tradotto in termini finanziari non è poi da meno di quello delle tasse.
Per esempio, la nostra impresa produce apparati di alta tecnologia, ma in effetti ormai abbiamo mantenuto solo l’ufficio commerciale, produrre qui non ha senso per 1000×1000 motivi (mi è venuta così!), e per adesso abbiamo dei terzisti che ci curano il lavoro, ma se continua di questo passo probabilmente saranno costretti a chiudere, e noi allora dovremo spostare la nostra produzione in Slovenia o in Croazia visto che i nostri volumi non giustificano la delocalizzazione in India o Cina (anche per ragioni di qualità). Ma io ho anche considerato la Svizzera, che è dotata di buone infrastrutture e hanno una tassazione nettamente più bassa, ma soprattutto gli adempimenti normativi sono ridotti moltissimo: da un rapporto che ho letto si parla di 370 giorni di lavoro per l’Italia contro 15 per la Svizzera!
Dunque, avanti tutta, qui dobbiamo alzare la voce e imporre il nostro punto di vista!
#15 da Gianluca il 26 ottobre 2009 - 23:52
Cita
Giusto, Claudio, ma non dovrebbero esserci le associazioni di categoria a difendere gli interessi degli imprenditori ?
A me francamente non convince piu’ la nostra presidentessa Marcegaglia. Al massimo posso approvare la pettinatura curata.
Per il resto mi sembra solo chiacchere, un teatrino.
Classica esponente di quel capitalismo famigliare il cui obiettivo primario è quello di mantenere lo status quo.
#16 da Engineer il 28 ottobre 2009 - 11:09
Cita
Finiso el discorso soa tase e dopo parlen de altro.
Ieri go sentest Berlusconi intervistà so rai3.
Ga dito cal so goerno gà inte’l programa la ridusione dele tase ale inprese ma che ghe nè la crisi.
Coindi sta ridusion la vegnarà fata coando ca se podarà.
(Calende greche ?)
Ok deso gavemo capio . No li vol e no li pol farla.
No ghe xè on porcorso, ghe xè on atendismo , na agonia .
Puito ! Scriveve sta data sol tacuin : deso saven na olta par tute ca co sta zente sipia dreta sipia thanca no canvia gnente.
#17 da Admin il 2 novembre 2009 - 01:28
Cita
RIGUARDO ALLA PROPOSTA DI RINNOVARE GLI INCENTIVI AL SETTORE AUTOMOBILISTICO Si riparla di aiuti al settore automobilistico tramite incentivi all’acquisto; ci risiamo! E’ evidente che tale utilizzo di risorse pubbliche premia inevitabilmente alcune imprese e alcuni comparti produttivi a scapito della generalità degli altri settori. Già lo scorso anno Unindustria Treviso con il Presidente Vardanega ha evidenziato ai Ministri veneti e alla Presidente di Confindustria la nostra posizione.
Ora si uniscono numerose voci (un bravo all’AD della Coin) ma è presumibile che tali rimostranze scarsamente influenzeranno le decisioni della politica romana da sempre sensibile alla Sirena torinese. E già molti ‘esperti’ sono pronti a minacciare paurosi rischi di disoccupazione che deriverebbero dall’eventuale sospensione degli aiuti al settore automobilistico.
A questi Signori chiediamo di mettere sul tavolo i dati reali. Quanto ha dato (nelle svariate forme) il Paese negli ultimi vent’anni al settore automobilistico? Quanto sono costate le varie casse integrazioni, prepensionamenti, finanziamenti a fondo perduto ecc.? Quanto ci costeranno le probabili riconversioni e le ristrutturazioni delle cattedrali nel deserto lautamente finanziate da Stato e Regioni? Quanta parte degli incentivi nel settore auto va a vantaggio delle produzioni italiane all’estero e alle Case straniere (che hanno una quota del 70% del mercato)?
Certo, quanto sopra va confrontato con quanto la collettività ha goduto in termini di occupazione, anche nell’indotto della subfornitura, e con quanto lo Stato ha ricavato in termini fiscali.
Di certo resta il fatto che le risorse elargite al settore automobilistico sono state sottratte a tutti quegli altri settori produttivi che non hanno ricevuto sostegni e che hanno visto, vedono e vedranno ridurre le loro commesse per effetti dell’impoverimento del potere si acquisto delle famiglie salassate dalle rate relative all’acquisto di nuove automobili, che andranno a sostenere ulteriormente una densità automobilistica ai primi posti in Europa.
E intanto soffre tutto il manifatturiero: il tessile/abbigliamento, l’arredamento, ecc. fino ai servizi, all’informatica, al turismo ecc.; e sofferenza ha significato e significherà altre migliaia di posti di lavoro sacrificati al mito dell’industria dell’ automobile che sarà pur importante, ma in termini di occupazione e di saldo commerciale import/export ha minor valore del tanto “maturo” e trascurato tessile/abbigliamento.
E’ giusto preoccuparsi degli ammortizzatori sociali ma mettendo contemporaneamente in atto ogni strategia utile ad evitare di arrivare alle situazioni di crisi delle aziende, attualmente derivanti dal calo dei consumi.
La parte sana del manifatturiero ha bisogno di provvedimenti strutturali atti a mantenerla competitiva nell’export tramite il contenimento dei costi (alleggerendo Irap, contributi, burocrazia, ecc.) e di sostegno ai consumi interni (riducendo il cuneo fiscale e magari le aliquote Iva).
Riteniamo che una politica industriale dovrebbe puntare ad incentivare le imprese nella via dell’innovazione e degli investimenti, anche in funzione anticiclica. E invece per molte aziende alla crisi e alla stretta creditizia in questo periodo si è aggiunta la beffa del click day. Per le imprese escluse da questa ‘lotteria’ ci sarebbe piaciuto che fossero state previste risorse almeno pari a quelle destinate agli incentivi per l’acquisto di auto.
E’ un combinato disposto che mette in seria crisi non solo singole aziende ma intere filiere produttive del nostro migliore manifatturiero, che sarà poi difficile ricostruire.
Perché oggi non siamo di fronte ad una fase di “selezione naturale” delle aziende derivante da una crisi ciclica, ma in presenza di un crollo degli ordinativi che pone a serio rischio anche aziende eccellenti (piccole medie o grandi che siano) che tanto potrebbero ancora dare all’economia nazionale.
Occorre sapere che non ci sarà ripresa senza sostegno ai consumi interni in tutti i comparti. Se le risorse nazionali andranno ancora una volta ad incentivare il settore automobilistico sarà tolta ulteriore linfa al resto del sistema economico con un bilancio utili/benefici negativo per il Paese e un aggravamento della situazione occupazionale del Paese.
Roberto Bottoli
Presidente Gruppo Sistema Moda di Unindustria Treviso
Pubblicato da piave in data Venerdì, 16 Ottobre 2009
#18 da Claudio G. il 4 novembre 2009 - 20:38
Cita
Io sarò anche egoista, ma a me non interessa un fico secco dei disoccupati della Fiat: si troveranno un’altro lavoro! Che differenza fanno i disoccupati Fiat co i disoccupati della GDS di Cornedo? Che differenza fanno con i disoccupati delle concerie della vallata del Chiampo? Che differenza fanno con i minacciati di disoccupazione delle acciaierie Valbruna o della FIAMM? …o di centinaia di altre piccole e medie imprese del Veneto?
Cosa sono i lavoratori veneti, “schiavi servi di Roma” come proprio recita l’immondo inno italiano?
A me interessa solo che i soldi dei cittadini non vengano rubati per fare “il bene” di qualcuno a discapito di qualcunaltro, cagionando peraltro danni a cascata con altre realtà manufatturiere, distorcendo il mercato, realizzando concentrazioni di danaro nelle mani di pochi che un po’ (sfido chiunque a provarmi il contrario) se lo infilerà in tasca.
Il governo si comporta da criminale truffatore con queste sovvenzioni, che vanno tutte eliminate.
Claudio Ghiotto, candidato al governo del Veneto.
#19 da Admin il 5 novembre 2009 - 19:30
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EMERGENZA INFRASTRUTTURE INFORMATICHE
Stiamo restando indietro ! Si precipitano a costruire il ponte sullo stretto di Messina per far transitare mezzi inesistenti , una cattedrale del deserto, fatta con i nostri soldi, che collega il nulla al nulla, per far viaggiare automobili , mentre invece nel futuro viaggeranno soprattutto informazioni.
Invece di preoccuparsi di dotarci di una più avanzata rete di trasmissione dati nazionale.
Se continua così tra 2-3 anni accederemo ai siti nel mondo e ci sembrerà di avere un vecchio modem a 2400 baud . ( Ve li ricordate?)
Tagliati fuori dallo Stato Italia che non investe piu’ in innovazione .
Qui alcuni dettagli sul crescente “Digital Divide” che affligge la nostra Regione del Veneto :
http://www.pnveneto.org/2009/11/solo-l-indipendenza-dara-al-veneto-innovazione-e-sviluppo-tecnologico/
#20 da Industriale Veneto il 5 novembre 2009 - 19:43
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Esempio in Provincia di Treviso
Linea ADSL 4 Mega Test di velocità , ufficio in SS13 Pontebbana km 39 ( fronte primaria dorsale informatica)
Download 1088 kbps
Upload 276 kbps
Molto deludente !!
#21 da G.L. Panto il 9 novembre 2009 - 14:17
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IL VENETO ANCORA A RISCHIO ALLUVIONI
______________________________________
Spett.le
REGIONE DEL VENETO
Direzione Valutazione Progetti e
Investimenti- Unità complessa V.I.A.
Calle Priuli-Canareggio 99
30121 VENEZIA
Spett.le
COMUNE DI SUSEGANA
P.za Martiri della Libertà ,11
31058 SUSEGANA TV
Data il , 9-11-2009.
Oggetto: “Intervento di sistemazione del fiume Piave , nel tratto compreso tra Nervesa della Battaglia e Ponte della Priula “ , progetto C.R.I.F. del 7-7-2009.
Prot. Regione del Veneto 387218/57.03 del 15-7-09
Prot. Comune Susegana 15312 del 2-9-09.
Osservazioni al progetto preliminare e dello studio di impatto ambientale, soggetto a presentazione preliminare in data 23-9-09 .Art. 16 L.R. n. 10/1999 .
I sottoscritti , in qualità di proprietari di immobili limitrofi al Piave , ma anche a titolo di comune interesse a salvaguardia del territorio da eventuali esondazioni del fiume presentano le seguenti osservazioni sulla documentazione .
Premessa : Ci si riferisce alla ondata di piena del Novembre 1966 nella quale da più parti competenti venne misurata transitante a Ponte della Priula una portata di 5000 m3/sec circa
( bibliografia * ) , che deve essere tenuta a base di qualsiasi progetto di intervento sul fiume.
Dall’esame della documentazione di progetto si evince immediatamente che nessun riferimento all’ondata di piena viene formulata al fine di determinare gli interventi necessari in tale situazione, che ovviamente è possibile con tempi di ritorno che possono interessare la nostra attualità.
( 100 anni circa )
Conseguentemente alcuni degli interventi progettati nello studio di impatto ambientale stilato dallo studio Teseo , da questo punto di vista , sono ampiamente riduttivi ,in quanto fanno riferimento a portate del fiume da 2 a 3 volte inferiori alla massima possibile.
La portata di riferimento DEVE essere quella di foto n.17 , inferiore di circa 1000 m3/sec di quella massima del 1966 , cioè attorno a 4000/4500 m3/sec . ( probabilità centenario) .
Non si entra nel merito degli interventi a nord della traversa di Nervesa ed a cavallo del ponte ferroviario , che si ritengono congrui .
Si entra invece nel merito delle opere proposte a cavallo dei due ponti ed a nord di quello stradale . Dall studio del C.R.I.F. Si dà per acquisito, consolidato e definitivo l’interramento di circa 3 metri che interessa una vasta area dell’alveo che parte da quasi il ponte ferroviario per estendersi notevolmente a nord del ponte stradale, interessando ben 12 campate su 20 , (foto allegate),
cioè 240 metri sui 400 disponibili , con una drastica e pericolosa parzializzazione dell’area di deflusso di un’ondata di piena .
Per di piu’ tale inghiaiamento è invaso da una folta vegetazione , ormai di tipo boschivo, che limiterebbe ulteriormente il passaggio delle portate massime .
Nel 1966 con l’ondata di piena l’interramento era si’ presente, ma molto meno evidente e non alberato.
( foto allegate).
L’interramento in oggetto era invece totalmente assente nel recente passato.
Dalle foto del 1944 si nota nella strettoia di zona Ponte Priula ( 400 m) che i rami fluidi del Piave scorrevano adiacenti le rive , destra e sinistra , con alveo pulito e sostanzialmente livellato.(foto 1-2).
Addirittura nella foto della prima guerra mondiale il deflusso dell’acqua è principalmente concentrato sul ramo sinistro. ( foto n. 3 )
Ciò significa che l’interramento si è progressivamente incrementato a partire dalla fine della seconda guerra mondiale , peggiorando fino ai nostri giorni .
E’ ben evidente quindi che oggi una portata analoga a quella del 1966 non potrebbe certamente transitare, di questo fatto ne sono ben consapevole consapevoli anche i nostri politici , come ad esempio l’attuale Ministro Zaia (Allegato 2.)
Gli interventi proposti dallo studio Teseo , sotto questo aspetto, sono ASSOLUTAMENTE INUTILI , in quanto prevedono tra l’altro la costruzione a monte del ponte stradale di una scogliera di protezione dell’attuale inghiaiamento dell’alveo di circa 3 metri , con il conseguente consolidamento della situazione di restringimento , mentre questo inghiaiamento deve essere integralmente asportato , al fine di ripristinate l’originale alveo di deflusso ben indicato nelle foto storica n. 18.
Non solo , ma se andiamo a rileggere le considerazioni finali a pag. 83 della relazione generale , gli estensori ritengono necessario centrare nell’alveo, rispetto agli argini, il flusso liquido il più possibile per evitare abnormi usure degli argini , mentre invece quanto proposto nel loro piano è l’esatto contrario , cioè incanalano l’acqua verso l’argine destro !
Che sia non auspicabile ma indispensabile realizzare la centratura dell’acqua si capisce immediatamente dall’allegato 3 , il quale evidenza con ovvietà il fenomeno.
Ulteriormente a comprova numerica di questa necessità sono interessanti le tabelle delle portate transitanti sulle singole navate del ponte stradale, redatte dall’ing. A. Dal Secco.(All.to4).
Nella piena del 1966 su circa 5000 m3/sec, circa 1900 passarono sotto le prime 12 arcate lato sinistro , e circa 3100 sulle restanti 8 lato destro.
Se però ci riferiamo ad una piccola portata di piena del 1996 si vede che su 1400 m3/sec, solo 280 passarono sotto le prime dodici arcate e 1120 sulle altre 8 .
Il che sta a significare proprio che l’argine destro e le relative pile del ponte , sono sempre molto più sollecitate , mentre tutto il resto risulta quasi mai interessato, con formazione di buche a valle delle pile, ulteriore concentrazione dell’energia solo sul lato destro del ponte ferroviario .
Ad ulteriore commento delle considerazioni finali della relazione CRIF ( punto 4.3.5 pag. 82) gli estensori riconoscono il pericolo delle isole alberate formatesi entro l’alveo del fiume , fenomeno essi dicono “ da regolare” .Tale fenomeno invece deve essere ELIMINATO per riportare l’alveo nelle condizioni ottimali.
Tenuta presente la ampia letteratura in essere relativamente alle proposte fatte dalle autorità competenti , per la pulizia dell’alveo , gli scriventi propongono come opera indispensabile :
- l’eliminazione dell’inghiaiamento anzidetto , per tutta la larghezza dell’alveo , in particolare nell’area tra i due ponti ed a monte degli stessi, ripristinando l’originario deflusso , in modo che per le portate di morbida e di piena il deflusso stesso avvenga con velocità uniforme e la piu’ bassa possibile, a parità di portata , intervenendo comunque periodicamente con manutenzioni per ripristino di tali condizioni.
Inoltre risulta ulteriormente indispensabile, proteggere l’argine destro da Nervesa a Lovadina in quanto una esondazione del fiume in tale tratto , sarebbe, come lo è stato ripetutamente, catastrofica per la città di Treviso.
Infatti Nervesa si trova nel vertice di un conoide di deiezione che si estende fino a nord di Treviso e che nel passato ha fatto piu’ volte danni funesti nell’area., in particolare la rotta del 1512 fece crollare il ponte di Sant’Agata .
Nel 1215 si commetteva al podestà di Treviso di visitare e munire gli argini e ripe dal “Saxum de Nervisia usque super Ciglanum ( Spresiano) et ultra si erit necesse per supra-ripa fluminis.”
(Fare argini da Nervesa a Spresiano per evitare straripamenti) .(*)
Infine ( anno 1318) Cane della Scala fa rompere gli argini di Nervesa “.. acciò l’acqua di Piave inondi la città di Treviso” .( * ) .
Ogni commento è superfluo, tenendo che lo studio proposto in oggetto per la regimazione del fiume andrebbe a “far lavorare” solamente l’argine destro, in corrispondenza della zona Priula, molto di piu’ del sinistro che resterebbe praticamente inattivo per gran parte della sua vita .
Lo stesso studio lamenta carenze di dati storici disponibili , in particolare sulla portata.
(relazione generale pag. 4 ).
Ciò comunque invita ulteriormente a delle analisi possibili con le raffinate modellazioni teoriche oggi disponibili suffragate eventualmente anche da interventi su modelli .
Concludendo si chiede agli esperti che hanno presentato questo studio quali sarebbero le conseguenze , dopo eseguiti gli interventi che propongono, in caso di una portata di piena come quella del 1966 di 5500 m3/sec .
Bibliografia :
- Portata : Studi pubblicati di Ing. A. Borrelli , Ing. A. Dal Secco , Prof. A. Ghetti.
(*) Giuseppe Pattaro, Ingegnere del Genio Civile , 1903 , “Il fiume Piave” – Studio Idrologico Storico Ed. Pavan Treviso 1993.
Fotografie :
n. 1 e 2 foto aeree anno 1944 “ un vero e proprio tubo di Venturi da tenere sgombero libero e pulito” con deflusso su entrambe le rive.
n. 3 prima guerra mondiale, alveo livellato a tutta larghezza con deflusso maggiore sulla riva sinistra
n. da 4 a 11 visioni panoramiche dell’interramento per 12 campate del ponte stradale, dello spessore di circa 3 m , con vegetazione boschiva
n. 12-13 Portata morbida interessante 8 campate su 20 ( circa 1500 m3/sec)
n. 14-15-16 visioni aeree primi anni ’60 con evidente l’inizio dell’interramento tra i ponti e a nord dello stradale . lato argine sinistro.
I firmatari :
- Comitato Imprenditori Veneti “Piave 2000”
Casella Postale n. 1- 31010 Ponte della Priula TV
Il Presidente : Diotisalvi Perin
- Prebeton Immobiliare S.r.l.
Viale della Vittoria 6 – 31040 Nervesa della Battaglia TV
- Gino ed Attilio Luigi Panto
Viale della Vittoria 8/10 – 31040 Nervesa della Battaglia TV
- Luigino e Maurizio Zanardo
Viale della Vittoria 12/14 – 31040 Nervesa della Battaglia TV
#22 da G.L. Panto il 9 novembre 2009 - 20:07
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LA CRISI NON MOLLA E DOPO UN EFFIMERO E DEBOLE RECUPERO , SI CONSOLIDA
“Il processo di recupero , per quanto lento e fragile, segnalato in precedenza, si è interrotto lasciando il posto ad una congiuntura pesante che lascia pochi spazi all’ottimismo.
Indicatore delle risorse dedicate agli investimenti :
24% delle aziende in diminuzione ( 17% un anno orsono)
17% delle aziende in crescita
60% delle aziende in stabilità”
Fonte Unindustria Treviso -Ennio Bianco
GRUPPO TERZIARIO INNOVATIVO
Dal comunicato ufficiale del 9-11-2009
#23 da Imprenditore Veneto il 10 novembre 2009 - 12:23
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Confessione di un imprenditore.
Mi stanno finalmente pagando -quasi- tutti !
Dopo aver sudato sette camicie , passato il peggior anno della mia vita, rischiato l’infarto , quasi divorziato dalla moglie ecc ora finalmente pian pianino tutti i fornitori seri , ovvero quasi tutti, mi stanno finalmente pagando , a rate , a singhiozzo , ma pagando.
Dai soliti 60 giorni fine mese siamo arrivati a 14 mesi per avere un pagamento .
E adesso tutta sta fatica me la fregano con le tasse.
Voi che dite adesso, ci ributtiamo anima e corpo negli affari oppure studiamo una exit strategy , nel senso che non ci fregano più ? Che qualità della vita è questa, caspita.
Beh , intanto mi compro gli sci nuovi e me li godo un pò.
Ho bisogno di riprendermi dallo stess.
#24 da Mario il 12 novembre 2009 - 13:58
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Ho visto che hanno attivato l’obbligo di legge della casella di posta elettronica certificata PEC.
Ci sono informazioni più dettagliate in merito ?
Posso anche farmela ma desidero tenerla riservata onde evitare che uno strumento ufficiale sia motivo per fare spamming.
#25 da Riki il 13 novembre 2009 - 19:37
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Ho letto la leggen 2-del 28-1-09 art 16 comma 6 .Le Imprese ed i professionisti dovranno dotarsi della PEC entro 3 anni e comunicarla al registro imprese.
In questo modo le pubbliche amministrazioni potranno evitare l’invio delle raccomandate.
E anche viceversa.
Ci sono vari rischi , tra cui quello di essere costretto a consultare obbligatoriamente una casella di posta dove arriva anche altro , o di essere schedati o di ricevere solo avvisi di pagamento .
Uno strumento per pescare le piu’ velocemente le imprese e farle pagare sempre tutto e subito.
Il progresso che avanza si interessa solo alle uscite delle nostre tasche .
Quanto invece alle nostre entrate,non credo che noi potremo usare la PEC per fare ingiunzioni di pagamento ai morosi.
Se così fosse gli elenchi dovrebbero essere pubblici e quindi in mano anche agli spammer.
Inoltre c’è uin po di malumore dei provider.
Per poter gestire la PEC è obbligatorio un capitale di 1 milione di Euro. Fatto che non ha riscontri in Europa.
O l’Italia è piu’ avanti nella tecnica oppure è piu’ avanti nel voler controllare e limitare sotto il proprio controllo le tecnologie internet .
#26 da glp il 16 novembre 2009 - 16:54
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La recessione non è finita
Tendenziale vs. congiunturale
SINTESI di un articolo del prof. di Lodovico Pizzati, disponibile in versione integrale al sito noisefromamerika.org
Mi dispiace fare il guastafeste, ma la recessione non è finita
Non c’è una definizione precisa di recessione, ma per i pignoli viene considerata due trimestri consecutivi di calo del Pil. Siccome è una definizione basata sulla crescita trimestrale bisogna distinguere tra crescita tendenziale e crescita congiunturale.
Per la crescita annuale questo problema non si pone. Si guarda al Pil rispetto all’anno prima e si calcola la crescita: (Pil2009 – Pil2008)/Pil2008. Per la crescita trimestrale invece il problema si pone: ci si basa sulla crescita rispetto al trimestre precedente o allo stesso trimestre dell’anno precedente?
Si possono guardare tutte e due le misure. Allora, per il terzo trimestre 2009:
La crescita congiunturale guarda l’aumento di Pil rispetto al secondo trimestre 2009: (Pil2009Q3 – Pil2009Q2)/Pil2009Q2.
La crescita tendenziale guarda l’aumento di Pil rispetto al terzo trimestre 2008: (Pil2009Q3 – Pil2008Q3)/Pil2008Q3.
Il punto è che per il terzo trimestre 2009 la “crescita” (per modo di dire) tendenziale è stata del –4.6%, mentre la crescita congiunturale è stata +0.6% (e cioè l’ultima barretta positiva nel grafico di destra). Questo +0.6% è stato definito l’inversione di rotta, la tanto attesa fine della recessione, poiché questo risultato in territorio positivo avrebbe interrotto la fila di 5 trimestri negativi. Ora, questa interpretazione mi lascia un po’ perplesso perché ho sempre pensato si guardasse alla crescita tendenziale per definire una recessione.
In conclusione, la recessione non è finita perché la crescita tendenziale del terzo trimestre 2009 è uno spaventoso –4.6%. La crescita congiunturale basata su dati destagionalizzati non vale un piffero in presenza di un’annata anomala, e quel +0.6% possiamo catalogarlo tra le statistiche inattendibili.
Scusate la pignoleria.
Lodovico Pizzati
#27 da Imprenditor Venesian il 20 novembre 2009 - 18:05
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Ancuò so sta a magnar co Rossi , on dei soci dela holding ca la controa H-FARM.
Ghe go ricordà ca so cliente de eo e che so drio far novi investimenti de servisi fornì dale so asiendine modelo.
No ghe intarese gnente.
Gavisi speso 10-100 o 1000.
El valor, la costrusion del valor, no xè nel vendar on servisio, nel faturar, nel goadagnar , ma sta da nantra parte.
Vara ti coanto vanti che la xè sta xente cofà stratejia, me so dito.
#28 da REDAZIONE il 22 novembre 2009 - 19:34
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a cura della Redazione
Le casse previdenziali degli Ordini devono garantire bilanci trentennali (2006-2036) stabili e una solidità patrimoniale per i prossimi 50 anni. Secondo le elaborazioni del nucleo sui bilanci redatti da tutte le casse, ce ne sono 8 che andranno in rosso prima del 2036: la cassa forense (avvocati) dal 2035, l’Inarcassa (ingegneri e architetti) e la Cnpr (ragionieri e periti commerciali) dal 2032, l’Enasarco (agenti di commercio) dal 2030, l’Enpacl (consulenti del lavoro) dal 2020, l’Enpav (veterinari) dal 2025, l’Inpgi (giornalisti) dal 2026, l’Enpam (medici) dal 2027 al 2028, secondo le diverse gestioni.
E’, dunque, necessario Secondo il ministro del Lavoro, Alberto Brambilla, è, dunque, necessario intervenire per essere sicuri che anche i professionisti che cominciano a lavorare oggi abbiano garantita la pensione. Secondo Brambilla bisogna intervenite sull’aumento delle aliquote contributive, che oggi sono intorno al 10% mentre la media europea è del 20-22%, sull’incremento delle annualità per la base di calcolo della pensione, non considerando più gli ultimi 10-15 anni di retribuzione, e rivedere i coefficienti di calcolo per considerare l’allungamento della vita media.
Il tutto per assicurare ai professionisti, un domani, pensioni adeguate allo stile lavorativo adottato in vita. In questo quadro sarà anche necessario esaminare le spese di gestione delle stesse casse.
#29 da REDAZIONE il 22 novembre 2009 - 19:41
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a cura della Redazione
Le previsioni parlano di una ‘severa recessione’ a livello mondiale nel 2009 e una ‘graduale ripresa’ nel 2010: ad annunciarlo è il Fmi. Secondo il World Economic Outlook, il prodotto globale si contrarrà dell’1,3% quest’anno, per poi tornare a crescere dell’1,9% il prossimo.
Nonostante la negatività, si tratta, comunque, di numeri migliori rispetto a quelli attesi a gennaio, quando i tecnici avevano previsto una discesa dell’1,8% dell’economia mondiale per il 2009 e una contrazione dell’1,1% per il 2010.
Pessime invece le notizie per l’Italia, dove, dopo un 2009 di profonda recessione, anche nel 2010 registrerà un ulteriore catastrofico e forte appesantimento dei conti pubblici e del debito.
L’Italia quest’anno registrerà un calo del Pil del 4,4%, che sarà seguito da un altro calo, dello 0,4%, nel 2010. Per quanto riguarda il deficit, invece, in Italia quest’anno salirà a livelli molto superiori rispetto a quelli richiesti dal trattato di Maastrich (5,4%) per poi salire disastrosamente ancora al 5,9% nel 2010.
L’unico Paese d’Europa in controtendenza è la Francia, che, secondo le stime, l’anno prossimo riprenderà a crescere (+0,4%). Il 2009 degli Usa presenterà, invece, una flessione del pil del 3,8% e crescita zero l’anno prossimo.
#30 da Redazione il 24 novembre 2009 - 14:41
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Riportiamo una SINTESI DI UNA INTERVISTA AL PROF. Nassim Nichela TALEB , Economista , il “Guru” dei derivati che previde il crac, 49 ANNI , nato in Libano da famiglia Greco-ortodossa .
Laureato a Parigi ha lavorato a lungo come trader e matematico della finanza per alcune grandi banche di Wall Street.
del 15-11-2009, in occasione di di un suo passaggio a Milano.
Il rally delle borse degli ultimi mesi è indice di ritrovata fiducia ?
Risposta : meglio non fidarsi
Dopo il Crac Lehman Brothers hanno detto che la finanza mondiale sarebbe cambiata .
Tutto come prima , i derivati sono ripartiuti con il relativo rischio ed azzardo.
Non credo alle nuove autorità per il controllo della finanza.
Ed in piu’ ci sono in USA 6 milioni di nuovi disoccupati
Cosa dovrebbero fare i governi ?
Non possono far altro che stampare denaro.
Cosa succederà ?
E’ appurato che arriverà la iper-inflazione, un problema molto serio.
Voi sostenete che questa crisi è soltanto all’inizio.
Si , questa non è una recessione come le precedenti , molti altri milioni di posti di lavoro svaniranno.
Conseguentemente la gente consumerà meno e la crisi si avviterà su sè stessa , peggiorando ancora per molto.
Per misurare i costi totali efinali della crisi dovremmo misurare le mancate spese delle persone.
In ogni caso i livelli di consumi visti negli ultimi anni pre-crac non sono a mio avviso sostenibili.
Insomma non crede nella ripresa dell’economia ?
Per ora solo illusioni.
Andrebbe ripulito l’intero sistema, mediante la conversione dei debiti in capitale .Mi riferisco sia alle imprese che alle persone .
Si deve tornare al rapporto tra debito e PIL degli anni 80.
( Riferito agli USA) .
Va rivisto il concetto di globalizzazione ?
Qualche giorno fa parlavo con l’A.D. della PepsiCo e lui mi diceva quanto è necessaria la collaborazione con il governo.
Ma è una logica perversa !
I governi dovrebbero semmai dialogare con le piccole imprese , non con le grandi.
Quelle possono badare a se stesse , hanno piu’ potere degli stessi governanti.
E se devono fallire che falliscano.
SINTETIZZIAMO IL PENSIERO DI TALEB come emerge dalla nostra lettura di questa intervista :
- Crisi non finita anzi peggio deve ancora arrivare
- Pericolo anzi certezza di iper-inflazione
- Errore strategico aiutare la grandi imprese con sovvenzioni e trascurare le PMI.
( Come succede ora in Italia )
#31 da redazione il 25 novembre 2009 - 19:44
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Stamattina ho letto questa notizia e sono rimasto perplesso.
L’ho sempre detto che l’unica cosa buona che può mettere in campo la Marcegaglia per il Veneto è la pettinatura.
Per il resto meglio lasciar stare .
G.P.
VENEZIA — «Sostengo con energia la candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2020». Su questa dichiarazione del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, davanti all’assemblea della Uir, a Roma, il Veneto si è mobilitato. Gli industriali sono scesi in campo all’istante, hanno fatto quadrato compatti per sponsorizzare Venezia con determinazione. Il cellulare della Marcegaglia è stato subissato di chiamate e messaggini partiti dal Veneto: incredulità, sconcerto, preoccupazione. Forte irritazione. Tanto che il sindaco di Venezia, in tour a Rovigo, è sbottato: «Sarà stata una gaffe…ma che si faccia i fatti suoi».
Sgomento anche da parte di tutti quelli che in queste settimane si sono spesi a favore della candidatura di Venezia, il presidente regionale di Confindustria, Andrea Tomat, in prima linea.
#32 da redazione il 27 novembre 2009 - 14:17
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Emendamento alla Finanziaria: si toglieranno soldi alle energie rinnovabili?
Le cose stanno così: l’Italia si appresta a costruire centrali nucleari e servono soldi, tantissimi soldi da recuperare il più velocemente possibile. Dunque via ai tagli in quei settori ritenuti non indispensabili. E se si sceglie il nucleare cosa risulta essere di troppo? Le energie ricavate da fonti rinnovabili, quali eolico, fotovoltaico e biomasse. Ebbene ecco che da qualche giorno, tra gli industriali del settore gira il documento contenente gli emendamenti alla finanziaria 2010 che appunto tolgono soldi alle energie rinnovabili.
In sostanza salta il finanziamento CIP 6/92 dopo 6 mesi dall’approvazione dell’emendamento; i produttori di energia da fonti rinnovabili devono dotarsi di adeguati sistemi di accumulo e in assenza di tali sistemi i coefficienti di incentivazione si ridurranno del 10% dal 1°gennaio 2010 e del 20% dal 1° gennaio 2011. Capitolo certificati verdi: saranno dimezzati e da 85,00 €/MWh si passerà a circa 40,00 €/MWh; Terna avrà il potere di indicare quanta energia dovrà essere prodotta che sarà poi erogata con continuità. Ovviamente le questioni più spinose oltre al dimezzamento degli incentivi sono il sistema di accumulo e il fatto che le energie ricavate da fonte rinnovabile non sono per loro natura stabili e che dunque non si potrà indicare a priori quanta energia dovrà essere prodotta, piuttosto andrebbero potenziate infrastrutture e reti per produrne la maggior quantità possibile.
Dichiara Gianni Chianetta, presidente Assosolare a Zeroemission Tv:
#33 da glp il 28 novembre 2009 - 11:45
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La North Face di Pederobba se ne và, si trasferisce in Svizzera.
E come dargli torto .
Esenzione fiscale sugli utili e sui capitali per cinque anni, che salgono a dieci se la produzione è particolarmente innovativa, contributi a fondo perduto sotto forma di credito d’imposta a coprire tra il 10 ed il 25% degli investimenti materiali ed immateriali sostenuti dall’azienda e poi altri contributi del 40% a sostegno della formazione e perfino incentivi all’assunzione con rimborso per due anni, da parte dello Stato, degli oneri sociali obbligatori a carico del datore di lavoro. Purché, ovviamente, i nuovi assunti siano domiciliati o residenti da almeno un anno nel Canton Ticino.
Intanto il sindaco di Pederobba Raffaele Baratto e ed il capogruppo Regionale del Pdl Remo Sernagiotto si spingono a condividere la proposta di boicottaggio dei prodotti North Face.
Che mancanza di visione. Che ingratitudine. Ed i soldi che
vi hanno lasciato fino adesso ? Se fossi sindaco io me la prenderei con lo stato Italia, non certo con l’imprenditore.
E farei di tutto per trattenerlo, gli abolirei l’ICI, gli restituirei quella che ha pagato.
Ma figurati, in questi hanni quando mai si è fatto vedere in fabbrica il sindaco per sentire che aria tira, per incoraggiare, per sostenere l’azienda .
Tasse tasse , mettete sempre piu’ tasse , e cari amministratori schieratevi pure contro l’imprenditore, dai che va bene così.
Vedrete quante fabbriche che resteranno.
#34 da redazione il 30 novembre 2009 - 10:48
Cita
Per commentare quanto successo a Pederobba pesco questa analisi del “predicatore finanziario” Eugenio Benetazzo :
Il futuro è piuttosto delineato, chi è vecchio vivrà con quei quattro soldi messi da parte e chi è giovane si troverà a doversi inventare la vita di tutti i giorni, lavorando a missione e a singhiozzo: già tra cinque anni almeno 1/5 se non 1/4 delle aziende italiane si estinguerà o si ritirerà dal mercato, lasciando un profondo vuoto a livello occupazionale.
Non dimentichiamo inoltre come le pesanti situazioni di default finanziario che stanno vivendo le imprese italiane presto si riverserà proprio sui bilanci delle stesse banche che adesso (grazie alle strepitose opere di privatizzazione riguardanti appunto lo stesso sistema bancario italiano) continuano a dettare legge su chi vive e chi dovrà estinguersi.
Chi pensa di replicare il modello inglese per assorbire gli esuberi occupazionali, puntando quindi tutto sul terziario (settore dei servizi) probabilmente si è laureato per corrispondenza in Economia Davanti e Commercio Dietro presso l’Università per Barbieri.
A livello nazionale non vi è una forza politica che si faccia portavoce di esigenze di protezionismo nei confronti dei nostri gloriosi ed invidiati distretti industriali, l’unica risorsa che avevamo ovvero la distintività ed originalità della manifattura italiana è stata brutalmente sacrificata per permettere a paesi come la Cina di assorbire, copiare e far morire le nostre tipiche produzoni, diventando nel frattempo la grande fabbrica del pianeta.
A mio modo di vedere l’unica salvezza potrebbe essere un incredibile e improvviso cambio di governance politica che faccia emergere un “tribuno del popolo” stile Lula in Brasile, che contrasti e metta fine a questo dictat economico che sta portando il paese al suicidio industriale, sociale ed economico.
#35 da glp il 1 dicembre 2009 - 12:14
Cita
E’ ufficiale.
Tremonti ha detto : Nessuna riduzione dell’IRAP.
Ed il governo italiano vara una bella finanziaria da paese socialista, pur avendo preso i voti da un altro ceto sociale.
Aiuti alla grande impresa, i soliti noti del capitalismo famigliare. Grandi opere per le grandi imprese.
Ammortizzatori sociali per chi resta senza lavoro.
Totalmente ignorati i comuni e le piccole imprese, il 90% delle imprese.
Perchè c’era qualcuno che ci credeva ?
Magari la Marcegalia ?
Emma , se non hai il coraggio di dimetterti, almeno cambia pettinatura.
#36 da redazione il 2 dicembre 2009 - 23:13
Cita
Buonasera.
Un commento per questa sera:
Siamo seuti su una bomba ad orologeria.
Il debito pubblico dello stato Italia è andato fuori controllo.
La fortuna è che i tassi sono ai minimi storici.
Le previsioni degli economisti però preannunciano l’arrivo dell’iperinflazione.
A quel punto ci sarà l’esplosione degli interessi da pagare.
Per lo stato Italia una esplosione devastante, incontrollabile ..
Prendere nota.
#37 da redazione il 3 dicembre 2009 - 12:32
Cita
Infuria la polemica a Treviso sulla costruzione o no degli inceneritori.
Vardanega , Presidente Unidustria Treviso , e Tomat ex Presidente a Treviso ed ora Presidente degli Industruiali del Veneto ( e io dico anche papabile candidato futuro alla presidenza nazionale come successore della Marcegaglia) bacchettano la lega – giustamente- .
In particolare Vardanega se la prende con l’ing. Ubaldo Fanton , ingegnere, assessore leghista della Provincia di Treviso , definendolo un ignorante .
Devo dire che – per definizione – stimo molto Tomat, avendolo conosciuto.
Su Vardanega avrei qualcosa da dire, non tanto per le indiscusse capacità , ma perchè mi sembra un pò troppo legato al capitalismo famigliare protettore dello staus quo.
In ogni caso il suo sfogo mi sembra del tutto giustificato.
L’Unindustria su questo tema sta facendo un ottimo lavoro.
Sono molto competenti .
Ubaldo Fanton invece , io non l’ho mai sentito parlare, non proferisce mai verbo.
Ai comizi ed agli incontri pubblici non l’ho mai sentito emettere alcun tipo suono.
Unicamente presenzia ,osserva, veste bene, in giacca e cravatta, ha i baffi ben curati,il fazzolettino della Lega Nord , ma non comunica . Tace e semplicemente sorride leggermente . Sempre .
E’ sorprendente come i posti di responsabilità politica siano occupati da persone con capacità di comunicazione che sono inferiori alla media.
Non mi permetto di dire che Fanton sembri uno scemo .
Però penso che Il Veneto si meriterebbe una nuova classe dirigente .
Bravi Tomat e Vardanega , avete tutta la nostra stima ed appoggio . Avanti tutta .
#38 da Redazione il 3 dicembre 2009 - 20:18
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Ciambetti, replica a Galan,che si era schierato con gli Inustriali , su gli inceneritori :
“Parole, parole, parole che ciascuno interpreta e ripete a modo suo…”. Il presidente del gruppo consiliare leghista veneto, Roberto Ciambetti cita Pirandello per replicare alle dichiarazioni del governatore Galan che ha promesso la realizzazione dei termovalorizzatori nel caso in cui venga rieletto per la quarta volta alla guida del Veneto.
“Gli uomini di mare promettono, ma poi difficilmente mantengono mentre capita spesso che i pescatori raccontino di imprese straordinarie se non “miraccolose” avendo per protagonisti séstessi. Da buon pescatore Galan ha una certa autostima di sé e pensa di essere insostituibile – ha sottoloneato Ciambetti – quando nessuno è necessario. Io penso invece che la svolta è necessaria, perché non si affronta il nuovo con il vecchio e non è solo una questione di anagrafe, ma di mentalità, intelligenze e programmazione: in una Regione dove manca il piano energetico, dove manca l’approvazione definitiva del Piano regionale rifiuti speciali, dove dunque mancano persino i dati per elaborare un business plan relativamente ad impianti importanti come gli inceneritori il problema non è il promettere, ma il fare, il programmare, il pianificare e magari anche rispettare il voto del Consiglio regionale in materia. Dobbiamo ammettere che l’assessore all’energia ha accumulato qualche ritardo nel presentare il Piano energetico non diversamente dall’assessore all’ambiente per quanto riguarda il piano rifiuti: credo che il presidente Galan – ha proseguito Ciambetti – prima di incenerire la Lega debba richiamare l’assessore Conta, per quanto riguarda il piano rifiuti speciali, e stigmatizzare l’operato dell’assessorato alle politihe energetiche, delega che Galan, per altro aveva riservato a sé stesso. Forse Galan lo ha dimenticato, come ha dimenticato di avvisare gli assessori leghisti dell’incontro con Confindustria a porte chiuse a Treviso, salvo poi sottolineare l’assenza della Lega: più che dimenticanze parlerei di rimozione, per poter dare sempre la colpa agli altri, anche quando gli altri colpe ne hanno ben poche”.
Bene , adesso abbiamo sia la versione degli industriali, che la versione di Ciambetti.
Noi diciamo che questa degli inceneritori sta diventando una disputa politica, invece si dovrebbe decidere per il bene della collettività , a prescindere dagli interessi di ciascuno dei due gruppi.
#39 da Riccardo il 13 dicembre 2009 - 22:08
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SITUAZIONE A RISCHIO
Il Veneto produce solo il 50% della energia che consuma.
( DATI UFFICIALI TROVATI SUL SITO TERNA)
Il resto lo importa .
Perchè ?
#40 da GL.Panto il 15 dicembre 2009 - 18:15
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Oggi sono passato alla North Face di Pederobba (TV) che chiude lo stabilimento nel trevigiano e si trasferisce in Svizzera , sostanzialmente per motivi fiscali e di infrastrutture che da noi sono oramai insufficienti ed obsolete.. ( strade-banda larga inesitente che impedisce i collegamenti informatici con la loro centrale sita negli USA ecc.) , oltrechè per l’ostilità delle amministrazioni locali (!)
Noi li abbiamo ringraziati del lavoro fatto nel nostro territorio in questi anni e per fargli presente che saremo sempre ben lieti di accoglierli qualora decidessero di ritornare con qualche installazione produttiva, in futuro, magari in un nuovo Veneto piu’ moderno.
#41 da Siorbeo il 17 dicembre 2009 - 00:12
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La Lega Nord sta boicottando il progetto degli inceneritori proposto dagli industriali di Treviso.
E’ solo populismo, demogagia.
Bisogna essere realisti, in questo caso gli industriali hanno ragione.
L’Italia produce 72 MILIONI di tonnellate /anno di rifiuti industriali .
Impossibile mandarli in discarica tutti.
Certo si puo’ lavorare sul riciclo, sugli imballaggi, sul confezionamento, sulla produzione .
Ma bocciare un inceneritore che ha la stessa emissione certificata complessiva di qualche decina di automobili ..
#42 da glp il 17 dicembre 2009 - 00:13
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Hanno sbagliato nome, non dovevano chiamarli inceneritori, ma bonificatori . (= fare bene)
#43 da Riki il 17 dicembre 2009 - 00:19
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Cosa ti aspetti da un assessore come Fanton ? ma l’hai mai visto ? L’hai mai sentito parlare , dire qualcosa ? Ritieni davvero che sia in grado di -Pensare- ?
Non lo so, io finora ho visto solo un ghigno silente .
Se questa è la classe dirigente disponibile, i risultati non possono che essere conseguenti.
#44 da redazione il 17 dicembre 2009 - 00:29
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Segnalo a tutto che Riki , che ci segue da Reggio Emilia ha un sito con una colonna sonora bellissima, e premendo next si possono sentire anche altri brani.
Molto trendi-metropolitano.
#45 da info@1000x1000.org il 17 dicembre 2009 - 12:40
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Questo è il sito http://www.riki.it
#46 da G.Panto il 21 dicembre 2009 - 19:58
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Estratto dall’ultimo comunicato di Unindustria Treviso
del 18-12-2009
Nel corso del 2009 il sistema manifatturiero italiano ha registrato una flessione del 10% nella produzione , 24% delle esportazioni ed 1% nel numero di imprese attive .
Dati inquietanti .. ( lo dice lui testualmente non è una n.d.r.)
Nello stesso periodo abbiamo posto in atto un’ancora piuù incisiva azione di tutrela e rappresentanza : impegno per la riduzione dell’imposizione fiscale …
Firmato Alessandro Vardanega
Il Nostro commento :
Bravo Presidente – riduzione dell’imposizione fiscale-
Impegnarsi è un suo dovere e dimostra di saperlo fare bene.
Ma lo sa benissimo anche lei che questo sistema parassitario che si chiama “Stato Italia” non premetterà mai alcun cambiamento.
Ci pensi bene. Buon Natale.
#47 da redazione il 28 dicembre 2009 - 11:19
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Gli imprenditori sono preoccupati per come si stanno mettendo le cose per le prossime elezioni regionali 2010 perchè non si intravedono all’orrizonte quei cambiamenti necessari al sistema per evitare il collasso economico-sociale.
Le logiche della politica italiana sono sempre ed unicamente improntate al trasformismo, ma mai al cambiamento.
Cosa possono dunque fare i Veneti per dare un forte segnale politico?
Votare pdl o lega serve a poco, dato che hanno già vinto le elezioni con il 60-70% e dunque un voto in più o in meno dato a loro è un voto inutile, a parte decidere le cordate degli appalti regionali.
L’unica reale possibilità che resta ai Veneti per dare un forte segnale di cambiamento è quindi votare PNV, votare per l’indipendenza del Veneto.
Solo così si otterrà un risultato:
* Si stimoleranno e si rafforzeranno le componenti riformiste moderate e più sane della coalizione che vincerà le elezioni.
L’unico voto utile il 28 e 29 marzo 2010 è il voto dato al PNV. Tutto il resto è fatica sprecata, un voto buttato nel macero dei giochi già fatti e del tradimento degli interessi veneti.
#48 da redazione il 4 gennaio 2010 - 02:09
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Il PNV ha concluso le proprie primarie per le reginali 2010 in Venetgo.
10.000 voti.
Mica male , altro che partitino venetista.
Direi una partenza “sgommando” .
Qui i risultati :
http://www.pnveneto.org
#49 da redazione il 6 gennaio 2010 - 02:40
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Elezioni Regionali, nomination del PNV: vincono i Veneti Libari (54,82%) davanti alle DIVE (44,99%)
Oltre 5.000 preferenze, pari al 54,82% del totale per il ticket presidenziale composto da Claudio Ghiotto e Gianluca Panto
Partite il 25 ottobre scorso, si sono concluse il 30 dicembre le primarie del PNV e oggi sono stati resi noti i risultati della contesa che vale la nomination alla presidenza del Veneto per conto del Partito Nasional Veneto.
A prevalere è stata la squadra dei Veneti Libari, che ha raccolto 5.724 preferenze, pari al 54,82% dei voti totali. Al secondo posto si è classificata la formazione delle D.I.VE., le Donne per l’Indipendenza Veneta guidate da Sabrina Tessari, che ha raccolto 4.698 sottoscrizioni, pari al 44,99%. Molto staccata la formazione Indipendenza Veneta, con capolista Albert Gardin, con lo 0,19% delle preferenze espresse dai Veneti che hanno partecipato alla contesa.
#50 da redazione il 7 gennaio 2010 - 18:56
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Per capire cosa si dicono tra loro gli industriali , riportiamo un estratto del comunicato di fine anno del Presidente di Unindustria Treviso Alessandro Vardanega :
Caro Collega, tra pochi giorni ci lasceremo alle spalle un anno interamente segnato dalla recessione . Nel corso del 2009 , infatti, il sistema manifatturiero italiano ha registrato una flessione del 10% nella produzione , 24% nelle esportazioni e dell’1% nel numero delle imprese attive .
DATI INQUIETANTI !
( Quest’ultima frase non è una nota del redattore, ma bensì è nel testo originale.
Non dice dati negativi, oppure molto negativi, non dice dati pessimi ma in miglioramento, non dice dati deludenti.
Dice dati INQUIETANTI .
Non dobbiamo fare le Cassendre per definizione, ma è giusto essere informati su quello che effettivamente si dicono gli imprenditori oggi , conoscendo essi meglio i numeri della nostra realtà , a prescindere dai proclami dei mistificatori televisivi che tentano , disinformando, di anestetizzare la crisi . Almeno noi siamo informati sul vero sentiment attuale .. )